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Usarci


Francesco Antonioli, giornalista ex Sole 24 Ore, ha proposto una sorta di patto tra società civile, mondo delle imprese e pubblica amministrazione per arrivare a progetti condivisi che superino l’impossibilità di fare da soli ottenendo risultati di qualche rilievo.

Ieri, su Electomag, l’ottimo Marco Cimmino ha sottolineato come esista un’Italia di gente perbene che lavora in ogni settore, produce ricchezza spirituale e materiale ma non trae beneficio da questo impegno poiché la ricchezza viene drenata da un branco di cialtroni che si considerano élite e sono soltanto una oligarchia egoista.

Nelle scorse settimane Antonello Marzolla, segretario generale Usarci e membro del consiglio di Enasarco, aveva suggerito, su queste colonne, alle casse previdenziali private di partecipare ai progetti per il rilancio dell’economia italiana. E a livello personale si sta impegnando per far incontrare intelligenze, competenze, professionalità.

È questo il risultato più evidente del voto del 4 marzo e della nascita del governo del cambiamento.

Da un lato ci sono le energie di chi non si sente rappresentato dal nuovo esecutivo e lo considera inadeguato, impreparato. E prova a reagire offrendo un’alternativa più seria e concreta rispetto alle polemiche idiote di alcuni politici della nuova opposizione.

Sul fronte opposto ci sono le energie di chi è sempre stato escluso dai vari cerchi o gigli magici e ora si sente libero di poter offrire il proprio contributo di capacità e impegno per il bene collettivo.

Due realtà non necessariamente contrapposte e che, anzi, potrebbero collaborare. L’importante è che si metta fine all’egemonia perniciosa delle oligarchie incapaci.

Il governo del cambiamento ha liberato nuove energie che non potevano esprimersi in precedenza. Ma è evidente che la collaborazione tra società civile, imprese e pubblica amministrazione non può coinvolgere personaggi come Boccia o Marcegaglia (Confindustria rischia di non avere un futuro se non cambia atteggiamenti e comportamenti), come gli imprenditori responsabili di morti sul lavoro (e non hanno alcuna importanza le sentenze della magistratura), come i politici che hanno favorito gli amici degli amici, come i sedicenti intellettuali che plagiano libri altrui, come sedicenti attrici in cerca di pubblicità ad ogni costo per nascondere la propria incapacità.

Se l’Italia vuole ripartire deve cancellare i nomi dei responsabili del disastro, della crisi, della rapina. È il momento di gente nuova, magari meno esperta ma non per questo meno capace.

Non è un problema solo generazionale ma culturale. E la mancanza di esperienza del nuovo governo può favorire l’arrivo sulla scena di nuovi protagonisti. Più onesti, più coraggiosi, più liberi, più entusiasti.


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