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L’ordine dei giornalisti insorge contro l’ipotesi di soppressione e giustifica la propria sopravvivenza con la deontologia, con la professionalità, con la correttezza. Poi, però, si fa finta di nulla di fronte alla disinformazione sul futuro disastro della sanità italiana a causa della riforma, o della cancellazione, della legge Fornero sulle pensioni.

Secondo quelli che dovrebbero rispettare l’etica, infatti, Quota 100 porterà alla fuga di 70 mila medici, svuotando gli ospedali e peggiorando inevitabilmente il servizio per i malati.

Ovviamente si sorvola sul fatto che andare in pensione con quota 100 non è un obbligo ma una possibilità.

Ma se i giornali schierati contro il governo, insieme (come d’abitudine) al Tg5, ritengono che si dovrà affrontare un esodo di massa, dovrebbero interrogarsi sulle ragioni che spingono, o spingerebbero, all’abbandono del camice bianco. “Fare” il medico è diventato un mestiere come un altro? Nessuno spirito di servizio, nessuna particolare tensione etica, sociale, umanitaria? Nessuna missione?

Forse è così ma, evidentemente, è peggiorato anche il modo di lavorare, il clima sul luogo di attività, il rapporto con i colleghi e con i direttori sanitari. Troppa burocrazia e troppe tensioni che nulla hanno a che fare con la professione, con le cure, con i malati. Un problema che riguarda ormai ogni professione, ogni ambiente di lavoro. Ma su questo nemmeno una parola.

Dunque 70 mila medici sono pronti a fuggire. Magari per proseguire l’attività privatamente. Ma sono fatti loro. La fuga di massa dovrebbe portare, in un Paese normale, alla creazione di 70 mila posti di lavoro per giovani laureati. Fantastico.

Ma i giornalisti anti governativi spiegano che non sarà così poiché è in vigore il blocco delle assunzioni. Deciso dal governo giallo verde? Ovviamente no, ma è meglio non ricordarlo. Forse perché i tagli alla sanità sono quei provvedimenti che tanto piacciono all’Europa degli alcolisti poco anonimi.

E poi, insiste l’informazione politicamente corretta, i neo laureati in medicina sono insufficienti per garantire un normale ricambio. Ancora peggiore la situazione per le specializzazioni.

Ma il numero chiuso, per giunta troppo basso, è in vigore da anni, non lo hanno deciso Salvini e Di Maio. Però, ci spiegano quelli con la grande etica professionale, il numero chiuso è legato alle potenzialità delle università. Aumentare gli iscritti vorrebbe dire peggiorare il livello di insegnamento e di preparazione.

Già, ma chi è stato a non investire sugli atenei? Se esiste una necessità di formare più laureati, si potenziano le strutture universitarie. Ma con ministri come Fedeli, Gelmini e Moratti è inutile discutere di istruzione superiore.

In fondo, però, alla disinformazione tutto questo non interessa. È solo importante poter fare titoli ad effetto. Forse non è il modo migliore per sostenere la necessità di conservare l’Ordine dei giornalisti.


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