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Ci avevano provato con Fini. Ma madame Tulliani e famiglia hanno rovinato i programmi. Ci hanno riprovato con tutti, provando a seminare zizzania in ogni schieramento. Senza grandi risultati.

Eppure la sinistra intellettuale (quella politica, tranne rare eccezioni, è completamente priva di fantasia) insiste a descrivere come dovrebbe essere una destra seria, che piaccia ai padroni che mantengono proprio questa pletora di sedicenti intellettuali radical chic.

Una destra moderata, che non protesti, che non abbia velleità di andare a comandare, che si adegui alle false narrazioni storiche (chiedere a Olla ed al Tg5 per chiarimenti), che accetti il dominio culturale assoluto della gauche caviar, che quando governa a livello locale finanzi senza por limiti le iniziative politicamente corrette delle varie formazioni della sinistra, che rinunci a valori e programmi.

Una destra perdente e rinunciataria, insomma. Entusiasta dei burocrati di Bruxelles, del capitalismo dem americano, dell’austerità imposta dai tecnocrati, dello sfruttamento voluto dalle associazioni imprenditoriali, della mancanza di politica estera per meglio adeguarsi agli ordini.

Una destra così sarebbe persino accettata nei salotti di chi conta davvero, sarebbe tollerata pure da Massimo Franco, avrebbe il diritto a qualche episodica comparsata nei programmi tv di livello, nelle pagine culturali dei quotidiani.

Il problema, per la gauche caviar, è la mancanza di leader credibili in grado di incarnare una destra di questo tipo, con un briciolo di seguito che tolga consensi alle solite destre cafone ed inutili. Ora il tentativo di creare una destra di comodo si è spostato sui leghisti Giorgetti e Zaia, dopo aver accantonato il “fratello” Crosetto. Giorgetti l’atlantista sarebbe andato bene, ma in questa fase ha perso molto smalto, pare quasi ritirato per pescare sul lago.

E allora va bene il Doge Zaia, come alternativa a Salvini. L’immancabile Franco aveva persino tracciato il percorso per il Doge: rinuncia al venetismo per diventare leader nazionale di una Lega che si inginocchi a Confindustria e a Von der Leyen. Perfetto, tra un piccolissimo particolare: Zaia non è d’accordo.

La gauche caviar, però, non si rassegna. E invita Giorgia Meloni a diventare più moderata per sostituire Salvini al vertice della coalizione. Lei sì che ha il senso delle istituzioni. Lei sì che non è una troglodita. Leader ideale per una destra di comodo. Ma anche in questo caso manca il consenso dell’interessata. Ed anche quello, ma poco conta, degli elettori.

Però, per la felicità dei politicamente corretti, qualche passo è stato compiuto dall’intera coalizione. Una manifestazione nazionale il 4 luglio, in coincidenza con la festa Usa, non è solo una coincidenza (anche se lo storico Cimmino ipotizzerebbe una banale ignoranza), è una resa ad un modello che tanto piace alla gente che piace.


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