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Una risata vi seppellirà.

Troppo vecchio, lo slogan, per funzionare ancora in un’Italia che non sa più ridere. Nè di se stessa nè degli altri. La proliferazione dei comici è stata accompagnata dalla scomparsa della capacità di ridere. Tutt’al più si sghignazza, con cattiveria, con rabbia, con rancore. Ma è una sghignazzata che non seppellisce proprio nessuno.

Un comico, che era anche bravo, si è trasformato nel guru di un Movimento che, dopo aver toccato le stelle, si sta autodistruggendo per seguire gli interessi del guru. Mentre il fronte rosso si affida, come testa pensante, a Crozza. D’altronde non si poteva certo fare affidamento sul pensiero di Zingaretti, di Franceschini, di Boschi.

La parola d’ordine di Crozza è una sola: tenere le poltrone per evitare che un voto popolare mandi a casa tutta questa gauche caviar ed affidi il governo a Salvini. Mica lo nasconde, Crozza: l’Italia non vuole più i responsabili dello sfascio, dell’arricchimento degli oligarchi, del precariato, delle stangate, della povertà, dell’austerità per compiacere Bruxelles e gli speculatori. Lo dice Crozza e lo ripetono i politici del fronte rosso. Alla disperata ricerca di accordi territoriali con i pentastellati per evitare di perdere in ogni Regione. Consapevoli di governare non in nome del popolo italiano ma per conto degli oligarchi.

Eppure, nonostante la debolezza nei consensi, riescono ad imporre al centro destra atteggiamenti e pensieri della gauche caviar politicamente corretta. Insultano senza pagare dazio, impongono nomine assurde in ogni settore, dettano le linee guida di una cultura malata che pervade ogni settore. Sanno di poter approfittare del senso di inferiorità di chi non sa approfittare del consenso popolare.

Comici di infimo livello della sinistra radical chic si permettono di stilare classifiche di chi fa satira a destra. Bocciando praticamente tutti (ignorando il bravissimo Krancic, ad esempio) e salvando solo chi dà meno fastidio. Anzi, i vignettisti politicamente corretti si offrono pure per insegnare a lavorare a chi osa far satira sul fronte opposto.

Ma questo vale anche per la musica, per il giornalismo, per i libri, per la fotografia. Il centrodestra si arrende. Vince la battaglia a livello elettorale e perde la guerra nell’indirizzare la società. Non premia, non valorizza, non promuove, non sostiene. Non sa ridere, non sa seppellire gli avversari sotto una risata perché ha il terrore di essere giudicato e criticato dalla sinistra così elegante e per bene.


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