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Qualcuno può immaginare Lucio Battisti al Grande Fratello, Mina sull’Isola dei Famosi, Guccini a fare il giurato a X Factor, Fabrizio De André da Amici e Francesco De Gregori a fare qualche comparsata in altre trasmissioni di analogo spessore culturale?

Difficile. Molto difficile. I livelli di dignità erano molto diversi.
Invece ora vediamo i piccoli divi di questa piccolissima Italia girare da un format all’altro, prestarsi a buffonate senza limite, impegnarsi in sceneggiate che neppure il miglior Merola nei suoi momenti più patetici.

Eppure qualcuno, ogni tanto, riesce ancora a trovare il cattivo gusto per proporre i testi di questi esibizionisti musicali di infimo rango come testi poetici da studiare a scuola.

Non Bisanzio di Guccini, perché troppo difficile e pretenziosa per i livelli scolastici attuali. Non i testi di Mogol, a rischio di interpretazione politicamente scorretta, neppure la poetica di De Andrè, di Endrigo, di Paoli o Lauzi. Macché. Meglio testi sgrammaticati e banali di personaggi altrettanto banali che accettano ogni umiliazione per continuare ad essere ricordati.

Non per una interpretazione emozionante, per una musica evocativa, per una frase che obbliga a riflettere.

Vietato pensare. E allora vai con la frignata su un’isola, vai con la scenata isterica, vai con il litigio eterodiretto. Dall’entusiasmo per l’ugola d’oro siamo passati allo schifo per la bava alla bocca e al naso che cola. A un passo dalla defecazione in diretta.

Tutto quanto fa spettacolo, ma davvero questo è spettacolo?

Al posto delle idee si espongono tatuaggi, al posto della poesia si propongono grugniti in lingue improbabili. Tanto provvede il marketing a trasformare il grezzo sporco e stonato in un divo adorato dalle ragazzine e imitato dai maschietti. Il nulla cosmico trasformato in un guru della musica e dell’arte in genere. Ma anche della politica e dell’economia poiché il buzzurro di turno si considera un opinionista che spara giudizi su tutto ciò che non conosce, che si tratti dei rapporti con la Turchia o delle vetture elettriche, dell’eutanasia o del premio Nobel.

D’altronde le pecore accorrono al fischio del pastore e dunque le masse di fans inebetiti possono ben schierarsi dalla parte del divetto presuntuoso.

La Cia aveva sul libro paga un pensatore come Marcuse. Il sistema di potere italiano può ben accontentarsi di non pensatori come quelli che si accapigliano in tv.


Le opinioni dei lettori
  1. tiziana mazzei   On   7 maggio 2018 at 19:34

    Sono assolutamente d’accordo su tutto quello che lei ha scritto! “Solo i pesci morti vanno con la corrente…” Questa è l’Italia di oggi…per la gioia dei burattinai scaltri che, con queste trasmissioni da..discarica (in primis Mediaset!), hanno manipolato a dovere le menti.

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