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Cinema Impero. È probabilmente bastata questa immagine nel video di “Chiaro di luna”, l’ultimo brano di Jovanotti, per far insorgere un giornalista della Busiarda (La Stampa) impegnato a demolire ogni riferimento positivo ad una realtà che i vertici del quotidiano torinese non amano.

Un crimine di lesa maestà democratica e obamiana mostrare ciò che resta ad Asmara dei pochi decenni ma intensi del periodo italiano.

Architetture splendide, immensamente superiori alle banalità delle archistar che progettano scatoloni spacciati per grattacieli di qualità.

Ma, per la Busiarda, era doveroso esaltare gli scatoloni che deturpano Torino e nascondere gli edifici razionalisti realizzati ad Asmara.

E pure i caratteri delle scritte sui locali pubblici della città africana. Boldrine li farebbe cancellare subito: bar si può anche scrivere, ma con caratteri che non ricordino la presenza italiana (ben descritta nei romanzi “africani” di Giorgio Ballario). Damnatio memoriae.

D’altronde lo stesso quotidiano e lo stesso giornalista si erano impegnati nelle scorse settimane a mistificare la realtà argentina dove le disastrose politiche economiche, volute dal Fondo monetario internazionale ed applicate dal presidente Mauricio Macri, stanno portando il Paese alla rovina ed il popolo alla miseria ed alla fame.

Però, per il quotidiano che piace al Fondo monetario, la colpa è dei peronisti. E allora si cancellano i dati scomodi, quelli che evidenziano come la percentuale di argentini al di sotto della soglia di povertà fosse straordinariamente aumentata con le politiche liberiste precedenti e fosse crollata con le politiche sociali di Nestor Kirchner e poi della moglie Cristina.

Nel dubbio, però, la Busiarda attacca direttamente Juan Domingo Peron e la moglie Evita. Tutta colpa loro, le difficoltà argentine più di mezzo secolo dopo e pure lo sviluppo del populismo in Europa. Forse anche il cambiamento climatico e l’inquinamento in Cina. Che fastidio questo popolo di descamisados che scende in piazza, che smette di sentirsi massa e si trasforma in popolo che pensa. Che fastidio questi funerali di Evita con una nazione in lacrime mentre ai funerali dei vertici del Fmi non ci va nessuno.

E va ancora bene che la decadenza del giornalismo italiano impedisce i collegamenti storici e culturali tra il video di Jovanotti ed il popolo peronista. Ma per arrivarci bisognerebbe studiare.

È più facile pretendere che le immagini di Asmara e di Buenos Aires rispettino gli ordini del politicamente corretto. Capanne in Africa ed auto di lusso di Macri. Tutto il resto è verità, dunque non pubblicabile.


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