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Dopo Sergio Marchionne anche Alfredo Altavilla abbandona Fca. In maniera meno drammatica, ovviamente, ma suscitando nuovi dubbi sul futuro del gruppo e sulle strategie di Mike Manley, il successore di Marchionne.

Altavilla è il responsabile per il mercato europeo, del Medio Oriente e dell’Africa, ruolo che sarà provvisoriamente ricoperto proprio da Manley.

Perché si è dimesso?

I giornalisti “amici” dell’azienda hanno fatto capire che potrebbe trattarsi di una banale questione di invidia, di gelosia, di frustrazione.

Sono abbastanza noti i meccanismi attraverso i quali le grandi aziende fanno filtrare indiscrezioni di comodo, smentendo nel modo più assoluto di aver mai detto nulla in proposito.

Comunque è proprio questa la linea scelta nel dare la notizia. D’altronde Altavilla era uno dei candidati alla successione di Marchionne, un fedelissimo del manager italocanadese. Con alle spalle una lunga carriera nel gruppo, costellata di buoni risultati. Ed era anche uno dei rari italiani rimasti ai vertici di Fca.

La Borsa non è parsa entusiasta per questa uscita di scena. Aveva aperto con un sensibile ribasso per tutti i titoli della galassia Elkann ma nel corso della giornata le perdite si erano andate riducendo, con buona pace di chi sperava in un crollo immediato dei titoli del gruppo, in modo da fare shopping e scommettere poi su una rapida risalita dopo lo choc per l’addio a Marchionne.

Quando però Fca ha dovuto ammettere che Altavilla aveva presentato le dimissioni, il titolo ha di nuovo ricominciato a scendere. Non solo a Milano. Anche Wall Street non ha apprezzato le decisioni.

Già, le decisioni di chi? Con Marchionne era chiaro chi comandava, chi stabiliva strategie e chi sceglieva gli uomini per le posizioni di comando. Ora si è tornati alla consueta mancanza di trasparenza del gruppo.

L’unica speranza, per azionisti e lavoratori, è che non sia John Elkann a decidere. In caso contrario farebbero meglio a vendere tutto il più rapidamente possibile ed a trovarsi un nuovo lavoro.

In ogni caso per le 4 posizioni apicali non è stato indicato neppure un italiano. Oltre a Manley sono stati scelti Suzanne Heywood per Cnh, Derek Neilson ceo ad interim e Louis Camilleri per Ferrari (il cognome non inganni: è egiziano-maltese).

Può essere solo una coincidenza, come sempre in Fiat ed ora in Fca. Oppure può essere l’ennesimo segnale di distacco dall’Italia. Come dimostrava la decisione di cancellare il marchio Lancia e la mancanza di nuovi modelli accattivanti per il marchio Fiat.


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