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Se una coppia si innamora a bordo di una nave che batte, ad esempio, bandiera olandese e decide di sposarsi all’istante, il matrimonio sarà riconosciuto in Olanda.

Se un bambino decide di nascere a bordo di una nave che batte, putacaso, bandiera olandese, avrà gli stessi diritti di un bambino nato ad Amsterdam.

Dunque, secondo la stessa logica, se un migrante viene recuperato da una nave con bandiera olandese, dovrebbe iniziare il suo iter in Olanda. Che si rifiuta con la scusa che il comandante, tedesco, è libero di scegliere il porto più sicuro dove scaricare gli indesiderati. Il porto più vicino era libico ma per il comandante non era sicuro. Allora sarebbe toccato a Tunisi ed è difficile sostenere che non ci si possa fidare, dal momento che né l’Olanda né la Germania vietano ai loro connazionali di recarsi nei club vacanze in Tunisia.

Ma di fronte all’invasione le regole non valgono più e tantomeno la logica. In compenso esistono Paesi che possono fregarsene del politicamente corretto e dichiarare senza problemi: “Non li vogliamo”.

Non sempre può funzionare. Ma funziona con l’Italia poiché gli altri governi europei, ma anche Onu e sigle varie (Unicef, Unhcr, Amnesty, Msf, Polisportiva Pautasso), sanno perfettamente che l’Italia è l’unico Paese dove esistono partiti politici che fanno il tifo contro gli italiani ed una magistratura che mette sotto accusa un governo che prova a difendere i confini ed i diritti del popolo che lo ha eletto.

Prima gli stranieri. Prima chiunque purché non sia indigeno. Non importa se il resto del mondo rifiuta l’invasione: noi dobbiamo accogliere tutti. Prima li accogliamo, poi li manteniamo sottraendo risorse alle fasce deboli italiane, poi eventualmente chiediamo ad altri di darci una mano. E se rifiutano? Se ce li rimandano indietro quando non sono medici, ingegneri, informatici? Avanti c’è posto, li manteniamo qui.

Perché noi sappiamo come integrare. Lo si vede nei parchi colonizzati da spacciatori, lo si vede tra gli schiavi che raccolgono pomodori, lo si vede lungo le strade della prostituzione.

Lo si vede persino in carcere, quando qualche magistrato osa condannare la grande risorsa benché straniera. E si scopre, troppo spesso, che il criminale non era un clandestino bensì un profugo da guerre inesistenti, un richiedente asilo per motivi umanitari.

Eppure bisogna accoglierli, tutti qui. Non ce lo chiede più neppure l’Europa, che si vergogna. Ce lo ordina il Vaticano con l’esperto di influencer. E lo pretendono i partiti che sperano di recuperare il voto di preti e suore. Dimenticando che non basta essere esperti di influencer per far crescere le vocazioni.


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