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Giornali e tv non perdono occasione per ironizzare sulle buche che costellano le strade di Roma. Colpa della Raggi, sicuramente. Ma quante Raggi ci sono, sparse per tutta l’Italia?

La grande ripresa del nostro Paese è testimoniata dalla situazione della viabilità nelle città, nei paesi, sulle strade provinciali e regionali. Voragini ovunque.

E i soldi per la manutenzione? Svaniti, forse affondati nei tanti buchi.

Ma gli esperti, forse i sedicenti esperti, ci spiegano che l’asfalto dissestato è la inevitabile conseguenza del freddo e nevoso inverno di quest’anno. Strano, ci si lamentava che negli ultimi anni il riscaldamento globale aveva portato a scarse precipitazioni nevose e ad un innalzamento delle temperature eppure in passato, quando la neve scendeva copiosa e il gelo attanagliava le città, le strade non erano ridotte come Bagdad dopo i bombardamenti. E alcune voragini non sono un retaggio di questo inverno ma vantano ormai una presenza pluriennale.

D’altronde se non ci sono i soldi per sistemare le strade, cosa si può pretendere? Magari si potrebbe pretendere una maggiore attenzione nella posa dell’asfalto. Magari una maggiore vigilanza nel rispetto dei capitolati d’appalto.

Se la strada inizia a sfaldarsi proprio lungo la linea di posa dei cavi per la fibra, forse significa che i lavori di ripristino sono stati fatti male. Forse significa che l’amministrazione a cui fa capo quel tratto di strada dovrebbe chiedere i danni all’impresa che ha realizzato i lavori. E se non chiede i danni qualche sospetto è legittimo.

Certo è più facile, per una amministrazione, scaricare le conseguenze sui cittadini che, nelle buche, lasciano coppe dell’olio, balestre, sospensioni, ruote, gomme e cerchioni. In teoria il suddito danneggiato avrebbe diritto di rivalersi contro il comune, la provincia o la regione a seconda delle competenze. Ma dovrebbe telefonare ai vigili subito dopo l’incidente per far accertare il danno. I vigili, però, hanno cose più importanti di cui occuparsi, tipo la guerra alle auto in divieto di sosta. Possono mica sprecare tempo prezioso a favore dei sudditi. E se poi si riesce comunque a trascinare in giudizio l’amministrazione responsabile del dissesto stradale, le speranze di ottenere giustizia in Italia sono sempre estremamente scarse.

Così si procede verso la completa paralisi del traffico o verso un rallentamento che avrà costi enormi. Meglio così, il suddito sempre più isolato sarà sempre meno forte nelle rivendicazioni e accetterà tutto ciò che gli viene propinato. Per il suo bene, s’intende. Se non si muove non può avere incidenti sulla strada e le statistiche saranno presentate con toni trionfali per il successo delle iniziative contro i rischi della strada.


Le opinioni dei lettori
  1. Massimo Sansò   On   2 aprile 2018 at 9:27

    Buongiorno, Augusto! La situazione è disastrosa ovunque… Io, facendo centinaia di chilometri al giorno, sono una vittima predestinata… Da tenere presente che molte automobili, oggi, non sono dotate di ruota di scorta e, quindi, oltre la sostituzione del pneumatico, c’è anche il carro attrezzi da pagare… Proprio la settimana scorsa, in un paese del barese, insieme ad una quarantina di sfortunati “colleghi”, ho subito l’ennesima rottura di… gomma… Ho chiamato i vigili, non per un eventuale risarcimento, ma perché si attivassero a segnalare il pericolo… Niente da fare… Erano impegnati altrove! Gli amministratori comunali dicono di non avere i soldi, il patto di stabilità, bla bla bla… Una domanda mi sorge spontanea, ma i soldi delle multe che fine fanno? Non dovevano utilizzati proprio per rendere più sicure strade comunali e provinciali?

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