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Integrazione come soluzione per affrontare il problema delle migrazioni? Non è una grande idea. Innanzitutto perché non significa nulla. Integrare in cosa? Integrare come? E soprattutto perché?

I sostenitori del pensiero unico obbligatorio sono i peggiori razzisti, anche sotto l’aspetto culturale. Per loro integrare significa obbligare tutti ad aderire allo squallore del politicamente corretto.

Cancellando, di conseguenza, ogni tradizione culturale che caratterizza non solo chi arriva in Italia ma anche chi è italiano. Perché una cosa è il sacrosanto rispetto delle leggi del Paese ospitante. Tutt’altra cosa è l’adesione ad una cultura differente rinunciando alla propria. In altri termini in Italia non si può girare con il burqa in quanto cela il volto, così come non si può girare per strada indossando un passamontagna. E non ha nessuna importanza che il burqa venga indossato per rispetto di una tradizione religiosa: ci sono regole dello Stato ospitante che lo vietano. Così come è intollerabile pretendere di imporre la sharia nei rapporti tra immigrati islamici. Se non piacciono le leggi di questo Stato si può sempre rimanere a casa propria.

Ma, appunto, questi sono problemi di legalità. Nessun limite, al contrario, per il mantenimento delle tradizioni culturali, a partire dal resto dell’abbigliamento. Mille volte meglio veder circolare per le città italiane i vestiti tradizionali africani, asiatici, andini piuttosto di ritrovarsi con la sciatteria globalizzata di ragazzotti con aria sballata, mega cuffie alle orecchie, cappellino con visiera sul collo e pantaloni con cavallo alle ginocchia.

È questa l’integrazione voluta dal pensiero unico obbligatorio? I panini banali uguali da Seul a San Francisco, passando per Roma e Mosca? Il pensiero unico obbligatorio che vieta il salame ai bambini italiani per non offendere i nuovi arrivati quando, al contrario, sarebbe sacrosanto lasciare agli italiani il diritto a mangiare i propri cibi millenari mentre gli ospiti possono continuare a preferire l’alimentazione a cui erano abituati. Tra l’altro i politicamente corretti, essendo profondamente ignoranti, non sanno che determinati tabù alimentari erano legati alle condizioni climatiche ed igieniche locali. Le migrazioni, portando a situazioni esterne completamente differenti, rendono anche meno stringenti i divieti di un tempo.

In fondo per rendersi conto dell’importanza e dell’utilità dei costumi e delle abitudini tradizionali sarebbe sufficiente analizzare il comportamento cinese. Dove la maggioranza Han, per nulla tollerante ed estremamente aggressiva nei confronti delle infinite minoranze del Paese, ha comunque favorito il mantenimento di usi e costumi. A patto, ovviamente, che non andassero ad intaccare gli aspetti politici e le imposizioni del governo centrale.

Nell’Europa del Nord, invece, si è scelto un modello diverso. Concentrando gli immigrati in determinati quartieri o in alcune cittadine. Gli abitanti locali sono stati cacciati e gli allogeni si sono creati regole proprie e milizie proprie. Esautorando di fatto lo Stato. Si sono create polveriere pronte ad esplodere.

Però gli idioti politicamente corretti sono convinti che questa sia integrazione. Bisogna anche capirli. Essendo ignoranti, privi di una propria identità culturale, non sanno come confrontarsi con chi ha una cultura differente. Per uno scambio, per un confronto, occorrerebbe che ciascuna delle parti avesse una propria cultura. Ma i sostenitori del pensiero unico obbligatorio hanno scambiato per cultura il consumismo di Coca cola e fast food. Ed è evidente che non abbiano nulla da offrire in uno scambio con chi ha tradizioni secolari alle spalle. Dunque l’unica soluzione è quella di obbligare tutti a mescolarsi e ad integrarsi nel mondo del nulla. Nella convinzione, davvero razzista, che l’incultura della Coca cola sia superiore a tutte le forme culturali che hanno portato alla costruzione delle piramidi egiziane, di quelle dell’America precolombiana, dei meravigliosi templi indiani o cambogiani, alle filosofie greche o cinesi, alle tradizioni nipponiche.

Tutto da cancellare in nome di Sfera Ebbasta.


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