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Un uomo coraggioso, Dario Gallina, presidente degli industriali torinesi. Coraggioso perché approfitta dell’assemblea dei sempre meno numerosi imprenditori associati per attaccare il governo gialloverde alle prese con l’assalto di chi vuol salire sul carro dei vincitori.

Si lamenta, il rappresentante di Confindustria, perché il contratto di governo avrebbe dimenticato le imprese, a differenza di quanto fatto dal meraviglioso ministro Calenda con il governo Gentiloni.

Già, il fantastico governo precedente, non compreso dagli ottusi elettori italiani che hanno fatto una scelta populista, aveva lavorato così bene da portare l’Italia all’ultimo posto in Europa per crescita del Pil. In compenso aveva garantito uno dei primi posti per la disoccupazione, in particolar modo giovanile.

Particolari irrilevanti per Confindustria e soprattutto per l’Unione industriale di Torino che con il Pd è sempre andata a braccetto. Peccato che questa relazione di amorosi sensi abbia portato il Piemonte ad essere la regione più lenta, in tutto il Nord, nella miniripresa. Con il Pil che cresce meno, con la disoccupazione più alta. Non male come risultato.

Ora, però, si guarda avanti e si chiedono nuovi aiuti ai populisti. Per completare la Tav, ad esempio. Sostenendo che è indispensabile per far viaggiare le merci piemontesi. Peccato che Vincenzo Boccia, presidente nazionale di Confindustria, non abbia spiegato come mai non circoli neppure un treno merci sull’intera rete ad alta velocità italiana. Sarà colpa dei populisti?

E sarà sicuramente colpa del governo gialloverde se i giovani laureati preferiscono un lavoro sicuro e ben pagato all’estero, in linea con i propri studi universitari o meno, piuttosto di un contratto sottopagato e a tempo determinato in Italia: giovani populisti.

Ma Gallina chiede che vengano confermati anche gli aiuti previsti da San Calenda per le imprese che si trasformano sulla base del progetto Industria 4.0.

In Piemonte, regione di grande innovazione, solo un terzo delle imprese ha approfittato delle agevolazioni, tanto per chiarire quanto sia diffusa la propensione all’innovazione. E buona parte di chi ha investito non proseguirà nel processo di cambiamento senza il sostegno pubblico.

Bisogna però anche puntare sul turismo, sulla cultura. Il presidente degli industriali vuole candidare Torino a capitale della cultura. Chissà che tipo di cultura. Quella politicamente corretta finanziata sino ad ora dal sistema di potere con il sostegno delle fondazioni bancarie? Il pensiero unico obbligatorio che tanto era piaciuto anche all’assessore di Forza botulino in Regione? Ma perché mai i cattivi populisti dovrebbero sostenere una simile proposta che è sempre risultata fallimentare?

L’intervento di Confindustria pone le basi per un braccio di ferro. Sarà interessante scoprire chi lo vincerà


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