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Il grande terrore dei media italiani è svanito. Il partito democratico svedese, accusato di essere neonazista populista xenofobo, non ha conquistato la maggioranza assoluta dei voti, d’altronde partiva da poco più del 12% dei consensi e nessuno pensava potesse andare al di sopra del 20%.

Così il successo, ma non il trionfo, ha permesso a tutti di tirare un sospiro di sollievo.

Non soltanto i chierici del pensiero unico obbligatorio ma anche, e soprattutto, i sostenitori delle varie destre.
Autolesionisti sino al midollo, i destri italiani si erano portati avanti nel prendere le distanze dal partito democratico svedese. Troppo neonazista, oppure troppo poco; xenofobo nei confronti degli italiani considerati come una sorta di nord-nordafricani, anche se mai era stata espressa dagli svedesi una simile considerazione; privi di spessore culturale; non collegati con altri movimenti populisti in Europa.

Parafrasando Nanni Moretti si potrebbe dire che, con questa classe di sostenitori, le destre italiane non vinceranno mai. Ipercritici, incontentabili, pronti a dividersi su tutto, in prima linea per lamentarsi di ogni virgola sbagliata dai propri rappresentanti ma sempre impegnati a non leggere le opere considerate di “area” perché si ha sempre qualcosa di più urgente da fare.

Così destra e sinistra italiana possono festeggiare anche se gli svedesi se ne fregano e indicano chiaramente che vogliono un cambiamento.

I socialdemocratici, al potere da sempre, si piazzano al primo posto ma incassano uno dei peggiori risultati della loro storia. La loro politica migratoria si è rivelata fallimentare, nelle zone periferiche gli svedesi non possono entrare perché non graditi dalle grandi risorse che hanno occupato interi quartieri. La legge svedese non viene imposta ai nuovi abitanti che, però, incassano i sussidi pagati dagli svedesi nativi. Non è difficile capire perché gli elettori abbiano punito il governo socialdemocratico.

Ora si tratterà di capire come si riuscirà a formare un nuovo governo, tenendo conto del risultato nel complesso positivo per il centro destra ma anche del buon risultato del partito comunista. A dimostrazione che la rabbia popolare porta ad un rafforzamento delle posizioni più estreme.


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