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De profundis per il Movimento 5 Stelle. Una morte annunciata, resa esplicita dalle dimissioni di Giggino Di Maio a pochi giorni dal voto, per evitare di dover mettere la faccia per il commento al disastro elettorale.

Ma non è solo un problema di ufficialità, di certificato medico che confermi il decesso. La scelta di Marco Travaglio, ex sponsor dei pentastellati, di chiedere il voto disgiunto in Emilia-Romagna a sostegno di Bonaccini era la riprova che il sogno era finito. O forse era solo finita la ricreazione.

Era stato Beppe Britannia Grillo ad uccidere la creatura a cui aveva dato vita. Lo aveva fatto scegliendo di evitare il voto dopo la crisi di governo voluta da Salvini. Niente voto ed alleanza con quel Pd che era il nemico contro il quale era nato il Movimento. Niente voto e distruzione del Movimento pur di punire la Lega. E pazienza se l’alleanza con Salvini non aveva funzionato anche per colpa di alcuni ministri pentastellati sicuramente inadeguati (oltre che per i cattivi consiglieri di cui disponeva il leader leghista). Uno vale uno e se Bonafede è un disastro come ministro della Giustizia, lo si tiene lo stesso. Uno vale uno e se Giggino non capisce nulla di geopolitica lo si piazza a guidare il ministero degli Esteri. Uno vale uno e se la piddina De Micheli fa rimpiangere Toninelli va bene lo stesso pur di non andare al voto e pur di restare al governo seppur non rappresentando più nessuno.

Inevitabile che se ne andasse pure Di Battista. Cosa restava a fare dentro un Movimento che ha tradito ogni promessa ed ogni ragione per la quale era nato? Dibba ha evitato dimissioni, sceneggiate, scissioni: è andato a fare altro dopo aver comunque pubblicamente difeso l’espulso Paragone. Con grande scorno per Giggino che si è sentito tradito. Proprio lui, Giggino, che governando con Zingaretti aveva tradito ogni promessa, ogni impegno.

Ma i poteri forti, a partire dallo speculatore Soros, hanno fatto ormai scelte diverse. Hanno provato a cavalcare e sostenere i gretini ma la bolla è presto scoppiata e dovranno provare a ricostruirla. Hanno deviato sulle sardine, un vuoto a perdere facilmente gestibile proprio perché privo di contenuti. Dopo il voto in Emilia-Romagna Zingaretti si è scappellato di fronte alle sardine (solo dopo il voto, ovviamente) ed ora proverà ad integrarle nel suo progetto di allargamento del campo della sinistra.

I grillini non servono più, in prospettiva. Ma servono ancora, come utili idioti, per mantenere il Pd al governo. Perché il potere logora chi non ce l’ha e, dunque, è meglio tenerselo anche a costo di sopportare ancora per un po’ Di Maio e Bonafede.


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