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Questi giorni di inizio estate potrebbero essere decisivi per il futuro dell’Europa, soprattutto se il Toy Boy dell’Eliseo imparerà a tacere. Avrebbe dovuto impararlo a scuola, ma era impegnato a far altro con l’insegnante. Ora però è arrivato il momento di star zitto e lasciare lavorare qualcuno meno infantile e turbato.

Perché o l’Europa si rafforza, e diventa finalmente una realtà seria con cui confrontarsi, oppure salta tutto e Macron avrà la responsabilità del fallimento.

Perché il vertice di Bruxelles cercherà di mettere ordine nel modo di affrontare la questione migratoria in Europa. E le posizioni dei diversi Paesi sono molto distanti.

Gabriele Adinolfi, responsabile di Polaris, rileva che gli orientamenti variano a causa delle singole necessità. “I Paesi più produttivi (Germania e Italia) sono anche – sostiene – quelli con l’indice di natalità più basso e con voragini nelle fasce produttive. Per questo l’industria cerca mano d’opera che, dopo le ristrutturazioni settoriali e in vista delle innovazioni, dev’essere altamente specializzata. Ragion per cui gli industriali tedeschi hanno proposto un programma che si fonda su quattro punti di base: incentivi alla natalità, facilitazioni per le madri al lavoro, corsi di formazione per i giovani, alta selettività degli immigrati ammessi in Germania”.

Di conseguenza non ha alcun senso che Paesi come la Polonia o l’Ungheria, che non hanno le stesse problematiche, debbano accogliere migranti. Quelli che li vogliono, perché hanno politiche contrarie alla natalità, dovrebbero far pagare gli sfruttatori che cercano schiavi per risparmiare.

Ma Salvini e Merkel, un asse improbabile ma che può funzionare, sostengono che il problema va risolto a monte, e cioè creando dei filtri nell’Africa subshariana.

Quanto ai profughi veri, quelli che fuggono dalle guerre, è evidente che l’accoglienza è doverosa nei confronti di donne, bambini, anziani. I giovani dovrebbero combatterle, le guerre dei loro Paesi. Perché se rifiutano di lottare per la propria terra, è facile immaginare quanto si impegneranno per la nostra.

L’Europa, se non verrà distrutta dal Toy Boy parigino, deve anche imporre un intervento ai Paesi che sono responsabili delle tensioni internazionali, dall’Arabia Saudita a Israele, passando per gli Stati Uniti che sono i destabilizzatori mondiali.

Così come deve ignorare le critiche delle organizzazioni internazionali che spendono tre quarti delle risorse per il proprio mantenimento, tra sedi lussuose e abbuffate colossali, destinando ai progetti umanitari solo la cifra rimasta. Però, tra una coppa di Champagne ed un’aragosta, spiegano come va fatta la solidarietà.

Quanto ai problemi per il rimpatrio di chi non ha diritto all’accoglienza, il discorso è semplice: i Paesi che si rifiutano di riprendere i connazionali espulsi non devono più ottenere finanziamenti e agevolazioni per i commerci. Niente più soldi, sporchi, ai politici africani che accettano le politiche di Macron. Perché la Francia, nella corruzione dei leader africani, non teme confronti.


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