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Il Toy Boy francese non rinuncia ad attaccare quotidianamente l’Italia. Strilla, avverte, minaccia. Non apre i confini e i porti per accogliere i migranti, ovviamente, ma blatera e blatera.

Ai confini con l’Italia i controlli sono rigidi per impedire l’ingresso in Francia delle grandi risorse che, evidentemente, appena varcato il confine dell’Esagono si trasformerebbero in grandi problemi.

Ma i problemi, in questa fase, pare averli proprio Macron. Nervoso, forse perché pensava di essere l’interlocutore unico di Merkel e si ritrova con gli apprezzamenti sempre più vasti per il trio Conte-Salvini-Di Maio.

Merkel annuncia il ritiro della bozza che piaceva al Toy Boy, l’area Visegrad si amplia con l’Austria e annuncia battaglia. È evidente il grande nervosismo di Macron che si è trovato spiazzato dall’improvviso ritorno sulla scena dell’Italia.

Al Toy Boy piaceva così tanto l’Italia di prima, ubbidiente e rassegnata. Come si permettono di alzare la testa e pure la voce, questi fastidiosi mangiaspaghetti?

Il nervosismo è anche spiegabile con le difficoltà transalpine nel rispettare la famigerata quota 3% di deficit. Arrivando a fine anno con l’ennesimo sforamento, diventa difficile fare la maestrina con un’Italia che vorrebbe ridiscutere un parametro non solo insensato ma anche controproducente. E poi il Toy Boy è più adatto a fare l’allievo che non il professore.

Meno male che, per il momento, la nazionale francese avanza ai mondiali di calcio e consente a Macron di distogliere l’attenzione dai gravi problemi interni.
Ma anche il calcio si ferma per una pausa e, dopo le vacanze, il Toy Boy dovrà affrontare i problemi economici ed anche quelli internazionali. Le guerre francesi in Africa non hanno impedito che l’influenza cinese crescesse nel Continente Nero, la Libia non è diventata un feudo di Parigi, la Russia ha rubato la scena alla Francia mentre, in economia, la derelitta Italia resta davanti all’Esagono per quanto riguarda la produzione industriale.

È vero che sono numerose le aziende italiane con proprietà francese, ma la produzione resta in Italia per la maggior qualità.

Siamo perdenti nel turismo, non come qualità dell’offerta ma per l’incapacità di promuoverla. Si vedrà se il nuovo ministro italiano riuscirà a far meglio dei precedenti.

Siamo perdenti sul fronte culturale, e anche questa è una conseguenza di pessimi governi. Basterebbe poco per invertire la tendenza anche in questi ambiti.

E la crisi di nervi del povero Macron potrebbe diventare pericolosa.


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