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Il Sole 24 Ore bacchetta Salvini che aveva accusato il Centro studi di Confindustria di “gufare” contro il governo. Nessuna intenzione di portare sfiga, assicurano al quotidiano confindustriale.

Perché la crescita zero per il 2019, annunciata da Confindustria, non vuole essere una previsione che si autoavvera. Ed in questo caso ha torto Salvini. Perché la “banda Boccia” non vuole gufare ma, molto più semplicemente, vuole cercare un alibi per la propria inadeguatezza se non totale incapacità.

La crescita economica, come ha spiegato ieri sulle colonne di Electomag il professor Vittorio de Pedys, non dipende solo dalla politica ma anche, e soprattutto, dalle iniziative delle aziende private.

Alla politica spetta il compito di creare le condizioni per operare, deve intervenire su una insopportabile burocrazia, su una pessima giustizia. Deve stipulare accordi internazionali che favoriscano le esportazioni. Ma poi tocca agli imprenditori non limitarsi ad essere predatori, devono investire, devono migliorare, devono scegliere (e retribuire adeguatamente) i manager in grado di far crescere l’impresa al proprio interno e sui mercati mondiali.

Il memorandum firmato con la Cina ha evidenziato come l’agricoltura italiana sia apprezzata per la qualità. Arance, suini, vini. Le nicchie piacciono a Pechino ed il governo ha favorito le esportazioni. Ma se per le tecnologie avanzate i cinesi hanno preferito stipulare accordi con Francia e Germania non è per una scelta del governo italiano ma per la carenza di imprese italiane in questi settori strategici.

Ci sono eccezioni eccellenti, certo, ma sono appunto eccezioni. Prevale, tra gli industriali che seguono Boccia, la mentalità da terzisti, da fornitori magari di alto livello ma sempre al traino di qualcun altro. E allora diventa difficile far crescere l’economia italiana quando si ha a che fare con personaggi di questo genere. Predatori che hanno distrutto il mercato interno grazie a retribuzioni indecenti ed al precariato e che, di fronte al rallentamento dell’economia mondiale, vedono ridursi anche le esportazioni e non sanno più che fare dal momento che non sono mai andati al di là dei mercati dell’Unione europea e degli Stati Uniti.

Sarebbero serviti investimenti sui manager, sarebbero serviti investimenti per studiare cosa succede nel resto del mondo. Ma la “banda Boccia” non vuole spendere e preferisce incolpare gli altri delle proprie mancanze. Dunque la crescita zero può essere realistica, ed ha torto Salvini. Peccato che la responsabilità non sia delle manovre del governo ma della incapacità di fare impresa. E con la “banda Boccia” è già un miracolo la stagnazione.


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