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La politica si rinnova, o almeno ci prova. La politica, non i partiti che sono legati al cancro che rovina l’Italia: l’immobilismo della burocrazia. Invece quella che viene definita come “società civile” si sta muovendo per provare ad individuare alternative.

È la risposta concreta alla sparizione delle scuole di partito, delle sezioni, dei circoli, delle associazioni fiancheggiatrici dei partiti storici.

In genere si pensa soltanto a Dc e Pci ma, in realtà, ogni partito aveva intorno gruppi attivi, vivi, davvero rappresentativi della società, di un popolo. Arci, Aics sono sigle ancora conosciute. Non tutti ricordano che il centro sportivo Fiamma, vicino al Msi, aveva prodotto campioni olimpici come Gabriella Dorio.

E ora? In declino l’associazionismo tradizionale, si aggregano altre realtà. A Torino, ad esempio, le elezioni comunali sono ancora lontane eppure si organizzano incontri per provare a costruire alternative all’attuale giunta Appendino espressa dal Movimento 5 Stelle. Si incontrano i gruppi antagonisti, delusi dal mancato cambiamento promesso dal sindaco in campagna elettorale. La galassia delle sinistre che occupano palazzi, che vogliono l’immigrazione senza controlli.

E si riuniscono gli eredi autodesignati del Sistema Torino. Professionisti, rappresentanti degli imprenditori, sedicenti intellettuali: vogliono riproporre il modello che aveva portato al successo di Valentino Castellani come sindaco ed alla trasformazione urbanistica della città affidata agli amici degli amici. “A Torino ci conosciamo tutti”, si sarebbe poi giustificato Castellani.

Ecco, chi non si riunisce per provare ad immaginare il dopo Appendino è proprio il resto della città. Quella Torino che Castellani non conosce e che non conoscono neppure gli amici dell’ex sindaco e dei suoi successori. Quella città che ha subito i danni provocati dai palazzinari, quella città che si ritrova con figli senza lavoro o sfruttati dai predatori del Sistema Torino.

Ma rinunciare a partecipare è il modo migliore per continuare ad essere emarginati, a non contare.

Vale per il popolo degli esclusi ma vale anche per quelle destre che hanno deciso di affidarsi alla burocrazia interna, che rinunciano ad essere protagoniste pur di ottenere in cambio un posto in un consiglio di amministrazione di una fondazione bancaria. Quelle destre che sono pronte a sostenere la candidatura di un avversario politico disposto a cambiare casacca all’ultimo istante. Quelle destre che sognano l’uomo forte che decide per tutti, così non devono far la fatica di pensare.

Quelle destre che, immancabilmente, si lamenteranno per la sconfitta e non riusciranno a capirne i motivi.


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