fbpx


Ma davvero qualcuno è convinto che tutto il programma del Pci di Berlinguer entusiasmasse tutti gli elettori del più grande partito comunista occidentale? Che le dichiarazioni di Giorgio Almirante convincessero tutti i missini?

Forse era più facile per la Dc grazie ad una serie infinita di correnti e sotto correnti, ma alla fine la linea era una e scontentava gran parte degli elettori.

Eppure il tasso di fedeltà al “proprio” partito era decisamente elevato. Ora non più. Si cambia il voto come si cambia una camicia.

Conseguenza di una mancanza di carisma dei leader politici, certo. Di una loro insufficiente preparazione, anche. Ma soprattutto conseguenza di un relativismo che prima ha eliminato la fede religiosa e poi, inevitabilmente, anche quella politica.

Non c’è più nulla di assoluto, nè Dio, nè la patria, nè la famiglia. Si presta il proprio consenso ma si è sempre pronti a riprenderlo. Ti presto il mio voto perché voglio un aumento della pensione, ma te lo tolgo se vai in visita a Baku perché volevo che tu andassi a Tiblisi. Ti offro il mio appoggio per la lotta agli scafisti ma guai se lasci trasmettere in Rai un conduttore che mi è antipatico.

Non è politica, è un mercato. Mancano ideali e mancano persino idee forti. Il dibattito si scatena su percentuali infinitesimali di deficit, non sulla costruzione di una società che possa piacere.

D’altronde se il Pd deve mettere in campo Colaninno per discutere di economia si comprende che non si è arrivati alla frutta ma ormai si è già al pussa caffè. E se a decidere le sorti dell’istruzione il governo colloca Bussetti, vuol dire che si è già alla fase digestiva.

Tutto vero, ma non è che la preparazione e la competenza dei prestatori di voti siano proprio eccellenti. Però tutti si sentono abilitati a spiegare il mondo, a pretendere che la propria soluzione ai problemi sia adottata in toto dall’eletto di turno.

Il reddito di cittadinanza è una boiata perché lo incassa anche il mio vicino di casa fannullone, però se glielo togliete e lo raddoppiate a me, allora vi voto. Il migrante va respinto e rimandato a casa sua, però se posso farlo lavorare in nero a basso costo, evitandomi l’assunzione regolare di un italiano, allora voto per chi vuole far sbarcare tutti.

Voti in libera uscita li definivano i democristiani pensando ai momentanei successi elettorali missini. Sicuri di recuperarli rapidamente. Ora i voti sono in libera entrata. E nessuno ha più la certezza di un consenso duraturo. Si sceglie un partito sulla base di un interesse immediato perché manca la capacità di guardare al futuro.

Tutto è relativo, tutto scorre.

Del doman non v’è certezza, ma non siamo neppure più in grado di goderci il presente.


Le opinioni dei lettori

Rispondi

La tua email non sarà pubblicata. * Campi obbligatori




ElecTO Radio

Current track
TITLE
ARTIST