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Conchita De Gregorio, ex direttrice dell’Unità prima di approdare in area debenedettiana, si accorge improvvisamente che gli intellettuali non sono più in sintonia con il popolo e si chiede cosa debbano fare questi poveri e trascurati intellettuali per trovare nuovamente ascolto.

Una risposta arriva, ovviamente, dai social e non sui giornali di servizio: “Provate a venire a vivere in periferia con 700 euro al mese”.

Perché l’incomunicabilità tra i due mondi non è legata a ideologie pauperiste, come sostengono Berlusconi e Bernini, ma al dilagare della povertà. E gli intellettuali che piacciono a Conchita non amano sentire l’odore dei poveri.

Ci sarebbe qualcosa da ridire anche sulla definizione di intellettuali incompresi nell’interpretazione della giornalista. Perché sembra che la categoria comprenda solo la componente radical chi, la gauche caviar o i Bobo per usare la lingua del nuovo idolo Macron. Gli altri, quelli che non fanno parte del Sistema, che non si allineano al pensiero unico obbligatorio, sono esclusi dalla categoria. Non importa se hanno approfonditi studi alle spalle e ottime pubblicazioni: nessun riconoscimento come intellettuali, anche perché potrebbero essere in sintonia con il popolo.

E poi, se non sono politicamente corretti, non fanno parte del mondo intellettuale che si ritrova a Cortina o a Curma (Courmayeur è il nome per poveracci), al Forte o a Capalbio.

Ma i nuovi intellettuali amano pontificare dall’attico di New York o da St. Moritz, immortalati mentre dalla loro tavola imbandita spiegano ai poveri quanto è bello campare da precari con 700 euro al mese. E quanto è giusto che per i nuovi arrivati si spendano 1.200 euro al mese per persona.

In pratica una famiglia con 4 componenti costa 4.800 euro al mese, senza dover lavorare. Non proprio in linea con quanto guadagna una famiglia italiana che si permette di non essere in sintonia con gli intellettuali tipo Conchita.

Carlo Freccero, non proprio un salviniano, sostiene che questi intellettuali hanno sostituito l’attenzione al proletariato con il finto interesse per i migranti. Solo una farsa, per sentirsi popolari. Però disprezzando il popolo e fregandosene del migrante che non viene invitato a Curma o a Capalbio. Colpevole, forse, di non aver letto un libro dell’intellettuale plagiatore o di non avere il cashmerino giusto per la serata in cui ci si commuove leggendo Garcia Lorca.


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