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È sicuramente colpa di Luigi Di Maio. Il Decreto Dignità non è ancora entrato in vigore ma il Pil italiano rallenta e la disoccupazione cresce. Sulla base delle vecchie regole renziano e gentiloniane, ma questo è un particolare irrilevante.

Forse è anche colpa di Matteo Salvini che, bloccando le Ong impegnate nel traffico di schiavi, ha tolto lavoro alle cooperative che lucravano sui migranti.

I dati resi noti dall’Istat non sono particolarmente incoraggianti.

L’economia è stagnante nonostante si proceda secondo la strada imposta dal Pd: l’inflazione è tornata a crescere ma la ripresa non si vede. Le aziende eliminano i dipendenti a tempo indeterminato mentre crescono, di poco, quelli precari, a tempo determinato.

Se in Italia ci fosse una classe dirigente della società civile non eccelsa ma per lo meno decorosa, partirebbe da questi dati per ammettere che il modello Renzi-Calenda-Boccia è fallimentare, anzi è già fallito.

Lo sfruttamento e la precarietà non producono crescita. È vero che il lavoro non si crea per decreto, ma è altrettanto vero che senza il Decreto voluto dai 5 Stelle le imprese italiane non hanno creato lavoro e tantomeno sviluppo. Solo disperazione, timori, rabbia, frustrazione.

Serve un nuovo modello di sviluppo. Serve un cambiamento radicale nelle strategie e anche nei vertici delle associazioni imprenditoriali.

Con personaggi come Boccia l’industria italiana non va da nessuna parte. Anzi, va solo da una parte che è chiara a tutti.

Nei giorni scorsi Antonello Marzolla, che si occupa degli investimenti di Enasarco, ha invitato le casse previdenziali dei professionisti ad impegnarsi con investimenti nei settori che consentano un rilancio dell’economia.

L’Italia paga le carenze infrastrutturali ma paga anche gli sprechi colossali per mega cattedrali nel deserto. Enasarco e le altre casse possono svolgere un ruolo strategico fondamentale, sostituendo la classe dirigente che intervenendo come “società civile” in combutta con certa politica ha fatto il suo tempo e ha fatto anche tanti danni.

Servono persone nuove, servono idee nuove e serve coraggio. I voucher servono nel turismo stagionale, che affronta picchi particolari, non nelle fabbriche e nei servizi che operano tutto l’anno.

Ed il partito unico Pd-Fi-Confindustria dovrebbe provare a spiegare come intende far sopravvivere per tutto un anno le persone assunte per una settimana o per un mese e ovviamente sottopagate. Con continui cambiamenti di mansioni che non permettono di far crescere la qualità? Con l’assistenza pubblica, con il reddito di cittadinanza?


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