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Matteo Salvini ipotizza che il premier Giuseppe Conte stia puntando ad una diversa maggioranza di governo. Non è la solita sparata, il solito tentativo di alzare il tiro.

Il Capitano ha letto sul quotidiano Il Tempo le ricostruzioni dei movimenti di Conte e si è preoccupato. Perché il leghista rischia di vincere tutte le battaglie e di perdere poi la guerra.

Secondo il giornale romano, sempre ben informato su ciò che accade sulle due sponde del Tevere, Conte starebbe preparando un suo partito personale per ovviare alla caduta dei consensi del Movimento 5 Stelle. E con lui si sarebbe schierato il mondo dell’associazionismo cattolico, a partire dalla Comunità di Sant’Egidio, ovviamente il Vaticano, alcuni vertici dei servizi segreti, i salotti romani che impazziscono per i baciamano del premier e non apprezzano le felpe salviniane.

Una nuova Dc immigrazionista, obbediente all’Europa ed alla Nato, pronta ad imporre agli italiani i sacrifici voluti da Bruxelles ma anche a spendere sempre di più per gli invasori.

Ovvio che Salvini sia nervoso. Anche perché non è in grado di predisporre una alternativa. Far cadere il governo significherebbe ritrovarsi all’opposizione, per 4 anni, di un esecutivo mattarelliano guidato da Conte con il sostegno dei pentastellati, del Pd e, probabilmente, di Forza Botulino in nome di un presunto senso di responsabilità. L’uscita del cattolico Franceschini, favorevole all’alleanza Pd-5 Stelle, non era frutto di un colpo di sole, ma una precisa indicazione.

Ma se la Lega resta al governo, dovrà ingoiare una serie di bocconi amari poiché Conte si trova ora in una posizione di forza. Ed i bocconi amari logorano il consenso.

In teoria un’alternativa esisterebbe: restare al governo nonostante tutto, ma approfittandone per un’attività metapolitica diffusa sul territorio. Appunto, solo teorica come alternativa. Perché significherebbe smetterla di imbarcare squallidi personaggi che confondono la politica con l’interesse personale non sempre lecito (nessun riferimento a Savoini, che ha una storia totalmente diversa), significherebbe individuare una classe dirigente di alto livello. Significherebbe, soprattutto, andare ad occupare tutti i gangli strategici della società civile. Non con la nomina di amici degli amici, senza arte nè parte, ma con chi ha effettive competenze nei diversi settori. Dalla cultura alla giustizia, dall’economia allo spettacolo, dallo sport alle attività sociali, dall’informazione agli studi internazionali.

Invece si procede con nomine imbarazzanti nei casi in cui ci si accorge che esiste la possibilità di nominare qualcuno.

Mentre il Pd si sta riorganizzando e cresce nonostante un programma politico inesistente quando non dichiaratamente anti italiano. E quando si accorge di essere del tutto impresentabile in alcuni territori, il Pd si mimetizza come lista civica, come società civile che pensa al bene comune.

A Torino la sinistra si sta già iniziando a preparare al dopo Appendino facendo nascere il laboratorio dei Laboristi (alla latina, non laburisti), puntando su quel Sistema Torino che ha indebitato la città ed arricchito i palazzinari. Ma è il Sistema che controlla l’informazione, le fondazioni bancarie, le istituzioni culturali, le manifestazioni di ogni tipo.

Mentre il centrodestra a trazione leghista continua a dormire come faceva quando era a trazione forzista. E se proprio deve provvedere a qualche nomina, sceglie personaggi che piacciono alla sinistra e che non creano tensioni con gli avversari.


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