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Sino a pochi giorni orsono si ironizzava sull’esistenza del Molise. Poi è arrivato il voto di domenica e tutti si sono accorti che il Molise esiste e lotta insieme a noi.

Beh, non proprio tutti. Per il presidente Mattarella la regione continua a non esistere.

Mentre tutti gli analisti si interrogavano sulle ragioni del calo dei pentastellati, del crollo di Forza Italia e della sparizione del Pd, il presidente della repubblica affidava a Fico l’incarico per cercare di formare un governo con il sostegno di 5 Stelle e Pd. Insomma, chissenefrega delle indicazioni dei molisani.

Non è che, in punta di diritto, Mattarella abbia torto. L’Italia è una repubblica parlamentare e se in Parlamento si trova una maggioranza di questo tipo, il governo si può fare. Non è colpa del presidente se Berlusconi preferisce affidare il Paese ai suoi nemici, piuttosto di non essere il protagonista di un governo dei suoi alleati. Dunque il governo si deve fare con chi ci sta, al di là delle indicazioni degli elettori. Indicazioni chiare, anche se espresse da un piccolo numero di cittadini del Molise.

Ed anche se il voto per le regionali ha implicazioni differenti rispetto a quello per le politiche. Ma anche questi aspetti sono importanti per un’analisi completa.

Il Pd è stato pesantemente sconfitto alle politiche ed è stato ulteriormente penalizzato in Molise, praticamente spazzato via. Nonostante l’accordo con le altre frange della sinistra, il risultato è stato pessimo. I disastri dell’era renziana sono una zavorra difficile da eliminare per poter ripartire.
I 5 Stelle pagano la politica ondivaga di Di Maio, le posizioni in politica estera completamente ribaltata rispetto al passato. E l’inadeguatezza dei candidati sul territorio.
Quanto al centro destra, la Lega ha riconfermato il dato del 4 marzo, dimostrazione evidente che si tratta di un voto politico, ideologico. Forza Italia resta il primo partito della coalizione ma perde tantissimo. Voti trasferiti alle liste civiche che sono quelle che hanno assicurato il successo alla coalizione, insieme alla presentazione di un candidato credibile per la presidenza regionale.

Da qui occorre ripartire anche in vista di un governo nazionale. Il Pd, alle corde, può rientrare in gioco, magari insieme a LeU, per appoggiare un governo della sinistra pentastellata. Oppure può giocare al ribasso, dimostrando che il voto ai 5 Stelle è sprecato poiché i grillini non sono in grado di allearsi con nessuno. Una condanna all’irrilevanza e alla sterilità politica che potrebbe portare ad un ridimensionamento dei 5 Stelle.
Difficile, invece, che il centro destra capisca la lezione vincente del Molise. Probabilmente domenica conquisterà anche il Friuli Venezia Giulia, a traino della Lega. Ma non riesce a capitalizzare i successi. Giovanni Toti, presidente della Liguria, sottolinea la necessità di una rifondazione di Forza Italia, ma il cerchio tragico che circonda Berlusconi difficilmente si lascerà rottamare. E altrettanto difficilmente comprenderà la necessità di presentare candidati credibili.

Non si vuol capire che alle amministrative i cittadini votano le persone, non solo i partiti. E tra un tossico del proprio schieramento ed una brava persona del partito opposto, si preferisce la brava persona.

D’altronde il successo delle liste civiche in Molise dimostra che i partiti tradizionali non convincono più e si scelgono alternative all’interno delle coalizioni.


Le opinioni dei lettori
  1. Cesare   On   24 aprile 2018 at 9:09

    Condivido appieno. E’ chiaro che, al di là delle ideologie, la sinistra ha fatto disastri ed è bocciata. Il problema è che abbiamo una legge elettorale “all’italiana” per cui continueranno a far danni sulla nostra pelle.

  2. Erick   On   24 aprile 2018 at 14:50

    Questa mattina ero a fare FISIO terapia.
    Pieno di persone anziane che commentavano la situazione politica.
    NON UNO CHE AVESSE CAPITO COSA STA’ SUCCEDENDO .
    E SIAMO AL NORD PENSATE AL SUD DOVE L’ITALIANO È ANCORA UNA LINGUA STRANIERA!
    🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣

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