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Dal gulag Europa si può uscire solo da morti. È quello che pensa Ursula von der Leyen che ha ordinato agli schiavi di non prenotare le vacanze estive (casualmente, ma solo casualmente, i Paesi più legati al turismo sono quelli che hanno chiesto gli eurobond: Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Grecia). E che ha ordinato agli anziani di restare chiusi in casa sino a fine anno.

In pratica una condanna a morte perché, a differenza di quello che è stato fatto credere al gregge, non si crepa solo di coronavirus. Anche nei ricoveri è prevista la passeggiata per i vecchi: hanno bisogno di movimento, di luce, di sole.

Ma anche se non ne avessero necessità per una serie infinita di patologie, ne avrebbero diritto per concludere decentemente una vita di lavoro, di sacrifici, di affetti. Invece i pastori delle pecore europee vogliono rinchiudere tutti nel gulag per il terrore di un virus senza cure immediate. Non comprendendo che, quando arriverà il vaccino per il Covid 19, ci sarà da fronteggiare un nuovo virus, un nuovo pericolo.

Ma chi preferisce morire di paura giorno dopo giorno se ne frega. Se ne frega del diritto alla libertà, alla socialità, all’amore, alla luce, al sole sulla pelle. L’importante è sopravvivere per poter tornare a lavorare in fabbrica, in ufficio, in negozio. Per poter pagare le tasse. Evitando le pericolose tentazioni rappresentate da un bar, da una pizzeria, da una spiaggia o da un sentiero di montagna. Schiavi alla catena, purché la catena sia corta.

E non importa che la produzione in fabbrica non abbia sbocchi perché il mercato è stato distrutto. Perché acquistare un’auto nuova se il massimo spostamento concesso è il giro dell’isolato? Perché comprare un vestito quando basta una tuta per la casa e 4 stracci per andare a lavorare?

Zaia e Toti (sì, persino Toti) pare se ne siano resi conto. E, indifferenti ai diktat di Ursula, stanno pensando a come far ripartire il turismo. Che in Veneto e Liguria rappresenta una quota insostituibile della ricchezza regionale. Sarà più difficile in Liguria, dove il terrore ha spinto troppi sindaci a chiedere ai sudditi di trasformarsi in spie, in delatori. E dove troppi sudditi si sono scagliati contro gli untori di altre regioni pronti ad infettare le sane popolazioni locali. Quelle stesse popolazioni che, a settembre, saranno pronte a frignare ed a chiedere sussidi pubblici se i turisti non arriveranno. Sussidi pagati con le tasse degli untori, ovviamente. Poi, con la povertà generale, finiranno anche i soldi per i sussidi.

Ma Toti ci prova ugualmente. E lo stesso fa Zaia, forte di risultati positivi ottenuti in questa emergenza ma forte anche di un atteggiamento meno ossessivo del popolo veneto. Non sarà facile, ma almeno ci si prova. Mentre altrove prevale la voglia di chiusura perenne. Non è solo un problema economico, ma sociale. Imparare a convivere con rischi che non finiranno con il coronavirus. Imparare a superare il terrore. Oppure rassegnarsi ad una vita squallida nel gulag europeo. Senza svaghi, senza rapporti umani, morendo di paura ogni giorno.


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