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La Cina ci colonizza. Il monito arriva da quei politici che non si sono mai opposti alla colonizzazione americana, e non è proprio una grande prova di coerenza.

Ma il primo posto per cialtronaggine spetta senza dubbio al Financial Times, ossia al quotidiano economico inglese. FT accusa l’Italia di accordarsi con Pechino ignorando la solidarietà europea. Ma scritto da un giornale del Paese che ha deciso di uscire dall’Europa è decisamente troppo, va al di là di ogni limite della decenza.

Non c’è dubbio che l’intesa tra Roma e Pechino infastidisca Parigi e Berlino. Cioè i due Paesi europei che fanno affari con la Cina in misura nettamente superiore rispetto all’Italia. Paesi che esportano di più verso Pechino e che attirano più investimenti cinesi in Francia e Germania.

Hanno chiesto il permesso all’Unione europea per questi scambi commerciali e finanziari? Li hanno concordati con l’Italia? Macché, hanno fatto tutto da soli. Ignorando fronti comuni europei, false solidarietà e tutto l’armamentario di idiozie messe in campo da Bruxelles.

Ora, però, i media di servizio italiani, dopo essersi ovviamente scappellati di fronte alle analisi del quotidiano londinese, sostengono di temere che la Cina possa ricattarci comprando parte del debito pubblico italiano. Cioè la stessa cosa che i cinesi hanno fatto con gli Stati Uniti. Che, tuttavia, non si sentono colonizzati.

E non mancano neppure i timori, giustificati, sulla scarsa bidirezionalità della Via della Seta. In pratica rischiamo una invasione di prodotti cinesi non bilanciata da adeguate esportazioni. Ma la colpa, se così fosse, non sarebbe degli accordi ma degli imprenditori italiani. Noi vendiamo vestiti, con nostri marchi anche se non sempre realizzati in Italia, mentre Germania e Francia vendono tecnologie d’avanguardia. Noi vendiamo qualche Ferrari e la Germania vende centinaia di migliaia di Volkswagen. Noi vendiamo poco vino e la Francia fiumi di champagne.

Gli accordi possono favorire le esportazioni italiane, ma la qualità dei prodotti non dipende dalle firme dei protocolli. Le intese a livello di governo aprono nuovi canali ma la capacità di conquistare i nuovi mercati dipende dai manager delle aziende.

Il rischio, indubbiamente, esiste. Perché l’Italia servile del Franza o Spagna purché se magna ha solo cambiato padroni: Stati Uniti o Cina pur di aver la bistecchina.


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