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Sarà colpa di Salvini o di Di Maio? Perché la crisi nera delle rosse Ferrari non può certo essere attribuita alla proprietà, ai manager, ai tecnici scelti con cura dai vertici aziendali.

D’altronde la stampa specializzata aveva salutato con peana la presentazione delle vetture protagoniste di questa stagione. Ed i piloti? La miglior combinazione al mondo: un campione esperto come Vettel ed un sicuro futuro campione del mondo come Leclerc.

Dunque il trionfo era annunciato. E visti i fallimenti degli ultimi anni, era stato cambiato anche il responsabile. Squadra che vince non si cambia, ma se si perde da tempo, il cambiamento diventa obbligato. Tanto ci sono i giornalisti ad applaudire, a credere che tutto sia perfetto, che la vettura sia velocissima, che le Mercedes subiranno distacchi abissali. E lo raccontano pure, senza vergogna.

Poi, però, la pista è impietosa e racconta una realtà leggermente diversa. Doppietta Mercedes, e poi di nuovo, e ancora e ancora. Si comincia adducendo scuse banali, si parla di sfortuna. Ma alla fine non si sa più cosa inventare. Ed allora è evidente che la colpa è del governo.

In fondo la Ferrari è il simbolo di questa Italia. Tutti convinti di essere i migliori, i più furbi. I crucchi (che stupidi!) investono risorse per lo sviluppo, pagano bene anche l’ultimo degli inservienti. Ma noi sì che siamo furbi: spendiamo di meno, sfruttiamo i lavoratori, risparmiamo sulla ricerca e siamo ugualmente competitivi. Ce lo raccontiamo, ci crediamo anche perché i media di servizio ce lo confermano. E quando perdiamo il confronto diamo la colpa ad altri. Al destino cinico e baro, per cominciare. E poi agli avversari che sono troppo forti e non è giusto.

La dimostrazione arriva da Di Maio. Di fronte all’ipotesi di autonomia di Veneto e Lombardia si arrabbia, teme una scuola di serie A ed una di B, idem per la sanità e per ogni altro settore. Non importa che la sanità nelle regioni in cui il servizio è peggiore abbia un costo superiore. Per lui è giusto che chi è più bravo rallenti, peggiori per non umiliare chi preferisce non impegnarsi. Tutti lenti e guai a chi sorpassa.


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