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Tutti insieme appassionatamente. Non per difendere l’autonomia del Tirolo, come nel famoso film, ma per tutelare gli interessi di Mediaset e per portare al governo finalmente politici nuovi e di grande spessore: Sestino Lumaconi, Maria Stella Gelmini, Anna Maria Bernini, Antonio Tajani, Brunetta e Mulè.

In nome di Barbara d’Urso e del compagno Vincenzo Boccia, il centrodestra si è dunque ricompattato. Ha rimesso in gioco il sultano di Arcore e la sua corte. Pronti a cancellare populismo e sovranismo per accontentare i botulinici schierati con Bruxelles e con il Ppe di Merkel.

D’altronde in Piemonte il partito della Sorella della Garbatella organizza corsi di formazione per i giovani confermando ufficialmente la sua nuova collocazione: da Cavour a Marchionne. Ed il lungimirante conte piemontese si agiterà alquanto nella tomba all’idea di essere accomunato a chi si ostinava a lottare contro l’auto elettrica considerandola priva di futuro. Difficile comprendere cosa ci sia di sovranista nel ridurre gli organici in Italia, nel vendere società del gruppo, nel trasferire all’estero sede legale e fiscale. È il nuovo corso, bellezza.

Nel frattempo, come riportato da Lo Spiffero, il sultano di Arcore ha incontrato Urbano Cairo, e non sembra per discutere dei disastri del Milan o delle promesse mancate del Toro. Cairo, alla guida del Corriere e de La 7, è l’editore di chi spara a zero contro Lega e Fdi, di Lilli Gruber che invita Meloni e Salvini per irriderli. D’altronde gli stessi due si prestano alle ospitate di Barbara d’Urso, non proprio il luogo ideale non per l’alta politica ma neppure per quella almeno decente.

Ed allora, dopo essersi fatti prendere a pesci in faccia per anni dal Tg5 berlusconiano, Salvini e Meloni potranno farsi prendere a pesci in faccia da Mentana, da Gruber, dal Corriere, pur di accontentare Urbano Cairo detto “braccino” per la sua scarsa propensione alla generosità. Una nuova alleanza all’insegna del risparmio, della macelleria sociale. Una bella legge sul salario minimo orario, ma con un minimo fissato a 2/3 euro. La campagna acquisti spostata dal calciomercato al mercato del lavoro. E Sestino Lumaconi al ministero dell’Ecomomia.


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