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Bisogna saper perdere, cantavano i Rokes. Ma, qualche volta, bisognerebbe anche saper vincere. E sapere a quale scopo si vince.

In Piemonte, in vista delle elezioni regionali della prossima primavera, pare di assistere ad una partita di “Ciapa no”, tutti impegnati a cercare di non prendersi il badò della Regione.

Sembrava tutto già deciso, tutto facile per un trionfo della Lega, con il Pd costretto a puntare sull’usato sicuro di Sergio Chiamparino, con il Movimento 5 Stelle che contrappone Giorgio Bertola, non proprio un nome in grado di trascinare le folle.

Ma il centro destra non pare granché entusiasta di fronte alla prospettiva di vincere. Perché poi bisogna pure governare e la squadra non appare di grande livello.

La scusa è che a livello nazionale la presidenza del Piemonte sarebbe stata assegnata a Forza botulino. Dunque è Berlusconi a dover indicare il candidato, nonostante la crisi del suo partito. Ma il nome proprio non viene fuori.

Così Chiamparino e Bertola sono già in campagna elettorale mentre il centro destra non sa neppure se correrà unito.

D’altronde i parlamentari piemontesi di Forza botulino sono tra i più accaniti critici nei confronti della Lega di governo e diventa difficile, se non assurdo, far finta di nulla a livello locale. È vero che i socialisti governavano con la Dc a Roma e con il Pci a livello locale, ma i botulinici sono davvero molto pesanti nelle loro esternazioni romane.

È però vero che la Lega non ha sino ad ora proposto un nome alternativo. E non ha proposto neppure i nomi dell’eventuale squadra regionale.

Mentre i nomi fatti filtrare dai meloniani sono perfetti per invitare gli elettori di destra a scegliere Chiamparino. Che non si sa quanta voglia abbia realmente di continuare a governare con una squadra debole e deludente sotto molti aspetti, ma che rischia di ritrovarsi presidente perché nessun altro vuole vincere.

Di fronte alla prospettiva di ritrovarsi al governo regionale alcuni personaggi del centro destra che avevano già favorito la vittoria di Chiamparino grazie alla loro incapacità, non saranno pochi gli elettori leghisti che si ritroveranno costretti a votare Pd o ad astenersi.

L’arroganza delle segreterie è tale che non si accorgono neppure dell’insoddisfazione crescente nella base. Si impongono nomi assurdi e poi ci si stupisce per le sconfitte.


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