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Chissà se gli oligarchi che stanno manovrando Greta ed i gretini conoscono la storia dell’apprendista stregone di Goethe. Perlomeno nella versione cinematografica di Walt Disney, sempre che da bambini non fossero già impegnati a rompere i salvadanai altrui.

Perché il rischio è che la strumentalizzazione sfugga loro di mano.

Non subito, poiché i marciatori in fuga da scuola prendono coscienza ambientale il venerdì per dimenticarla a casa, la coscienza, negli altri giorni della settimana. Però il martellamento mediatico potrebbe far breccia tra i ragazzi che in piazza non ci sono andati ma sono realmente preoccupati per i livelli insostenibili di inquinamento. Consapevoli che il problema è quello, non il riscaldamento che segue regole molto più naturali.

Lo capiscono i ragazzi che studiano, lo capiscono i genitori che lavorano e che comprendono che sarà anche naturale, il riscaldamento globale, ma impone cambiamenti epocali. A partire, ovviamente, dal settore primario. In epoca medievale si coltivava l’ulivo e la vigna a quote elevate sulle Alpi. Nulla impedisce di riprendere le colture. Ma bisogna farlo, bisogna investire. E bisognerà modificare il genere di coltivazioni in ogni parte d’Italia e del Pianeta.

Gli oligarchi globali vogliono imporre il consumo di cavallette, insetti vari ed alghe. E investono molto per cancellare usi e costumi alimentari tradizionali. Ma nel momento in cui l’ambientalismo vero, non quello dei gretini, farà riscoprire il fascino della terra e del proprio territorio, si rischia una rivalutazione del cibo locale, ignorando la paccottaglia standardizzata propinata dalle multinazionali.

Ma potrebbe andare anche molto peggio alle grandi industrie in ogni parte del mondo. Il mercato dell’auto è in difficoltà, nonostante le vetture elettriche (troppo costose). Le vendite aumentano solo nei Paesi dove la motorizzazione è ancora limitata. Ma in Europa e America la frenata è evidente. Mentre cresce l’uso di auto condivise, a dimostrazione che è cambiata la concezione dell’auto, non più status symbol o rifiutata proprio in quanto simbolo negativo.

Il cambiamento potrebbe coinvolgere ogni aspetto della vita quotidiana, dall’abbigliamento alle vacanze, dai trasporti all’istruzione, dal lavoro al tempo libero. Tessuti naturali per i vestiti, minori acquisti di prodotti che arrivano da Paesi lontani e che quindi richiedono costi energetici per il trasporto, preferenza per le produzioni locali, maggiori ricerche per fonti energetiche meno inquinanti, interventi non solo per limitare la produzione di nuovo inquinamento ma anche per ridurre quello esistente a partire dai rifiuti. L’econo Circolare non più come slogan ma come realtà.

Siamo sicuri che i burattinai abbiano voglia di affrontare questo cambiamento che richiede investimenti ingenti? Con il rischio di veder crollare il loro mondo di prodotti uguali in ogni parte del globo, fabbricati nei Paesi dove è maggiore lo sfruttamento ed esportati ovunque inquinando mari e terre?


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