fbpx
Usarci


Di fronte alla manovra finanziaria e, soprattutto, alle promesse elettorali la domanda delle opposizioni è sempre la stessa: dove trovano i soldi?

Dove li troveranno non si sa, dove potrebbero trovarli ha una risposta più semplice: tra gli utili delle cooperative.

Rosse o bianche, di consumo, di lavoro, agricole o sociali. Un settore che vale, in termini di fatturato, oltre 150 miliardi di euro all’anno, cioè più di alcuni Paesi europei nel loro Pil complessivo.

Un mondo a parte, composto anche da alcune realtà virtuose, impegnate nella creazione di posti di lavoro per persone in difficoltà.

Sono le cooperative sociali, proprio come quella creata da Buzzi (inchiesta su Mafia capitale) per la gestione dei migranti. Un settore che, a suo dire, garantiva guadagni superiori al traffico di droga. Ed esentasse. Interamente esentasse.

Va un po’ meglio con le Coop negli altri settori. Le grandi catene di supermercati pagano le tasse solo sul 65% dell’utile netto, le Coop di lavoro, come quelle che conquistano gli appalti nell’edilizia e nei servizi, solo sul 40% degli utili e le cooperative agricole sul 20% degli utili netti.

Se, in cambio, i dipendenti delle cooperative fossero tutti disabili o se venissero strapagati, si potrebbe anche chiudere un occhio e magari tutti e due. Ma non è così.

In molte cooperative le condizioni di lavoro non sono idilliache, le retribuzioni neppure, ma le tassazioni restano estremamente favorevoli. Tra l’altro con considerevoli problemi di concorrenza nei confronti delle aziende “normali” che operano nei medesimi settori ma che pagano le tasse senza agevolazioni.

La difesa delle cooperative è sempre la stessa. Senza di loro, e sono quasi 80mila quelle che operano in Italia, si perderebbero i posti di lavoro in misura colossale, con gravi rischi per la tenuta sociale. Che, in fondo, è la stessa risposta di tutte le attività in nero che prosperano in Italia in ogni ambito. Dunque occorre accettare che esista un’area sempre più vasta di privilegio produttivo e di servizi per non mettere a rischio l’occupazione.

Ciò significa che le cooperative sono mal gestite e che non potrebbero rimanere sul mercato rispettando le norme imposte a tutte le altre aziende? O vuol dire che esiste un sottobosco che, attraverso le cooperative, continua ad essere finanziato per altri scopi?

In ogni caso è evidente che il carrello della spesa verrebbe riempito in altri supermercati, creando altra occupazione, se venisse a mancare un supermercato cooperativo; e gli edili che realizzano palazzi o strade per una cooperativa costruirebbero palazzi e strade per una diversa società; gli addetti alle pulizie laverebbero scale e uffici in ogni caso.

Ma le casse dello Stato sarebbero molto più ricche e le promesse su flat tax e reddito di cittadinanza sarebbero più facili da mantenere.


Le opinioni dei lettori

Rispondi

La tua email non sarà pubblicata. * Campi obbligatori



Peccati di gola

ElecTO Radio

Current track
TITLE
ARTIST