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Il 23 marzo scorso, centenario della nascita del Fascismo a Milano, la libreria Feltrinelli del capoluogo lombardo ha riservato una vetrina ai libri dedicati a Mussolini ed al suo movimento.

A partire dal volume “M Il figlio del secolo” di Antonio Scurati (edito da Bompiani). Poi, con immancabile ipocrisia, è stato collocata la scritta “Mai più fascismo”, ma non è che i proventi dei libri siano destinati a qualche associazione di ex combattenti ormai centenari.

Eppure il Salone del libro che si apre domani a Torino pare vivere solo di una sterile polemica sul diritto a partecipare alla manifestazione da parte delle case editrici non politicamente corrette. Dunque le case editrici che controllano la quasi totalità del mercato possono pubblicare i volumi sul Duce, su D’annunzio e su qualsiasi espressione del fascismo (culturale, economica, sportiva, persino alimentare) mentre chi non risponde ai criteri del pensiero unico obbligatorio non può pubblicare libri non solo su Mussolini ma neppure su argomenti di attualità. Il peccato originale non si può cancellare.

Forse, però, il peccato originale è quello dei grandi gruppi editoriali che sfornano in continuazione titoli sul Ventennio. Per un semplice motivo: metti il Duce in copertina e le vendite aumentano, scrivi un libro su Pertini e non lo compra nessuno. Nelle scorse settimane i disinformatori di professione si sono lamentati perché il museo in Liguria dedicato al “presidente partigiano” è costantemente vuoto mentre Predappio accoglie continue visite.

Certo, si possono obbligare le scuole a programmare gite al museo di Pertini così come si obbligano ad imporre letture di libri antifascisti che, altrimenti, nessuno leggerebbe mai. Però qualche domanda dovrebbero porsela gli intellettuali politicamente corretti. Sul perché i lettori preferiscano biografie trite e ritrite su Mussolini e sui suoi uomini piuttosto di dedicarsi a volumi sostenuti dal pensiero unico obbligatorio. E poi, se avessero un briciolo di coerenza, potrebbero smettere di scrivere libri sul fascismo, rinunciando ai diritti d’autore per dedicarsi alle biografie dei partigiani che ormai non vengono ritirate neppure dal Libraccio.


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