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Dove vuoi essere accolto come rifugiato? Preferisci la Costa Smeralda o Cortina? Un appartamento a tua insaputa con vista Colosseo o una dimora settecentesca sul Canal Grande.

Secondo alcune associazioni – e secondo quella parte di italiani che hanno finito di fare gli esperti di ingegneria, di calcio, di cambiamento climatico per trasformarsi in esperti di diritto internazionale – i migranti sbarcati dalla Diciotti non possono essere destinati all’Albania senza un loro formale consenso. Devono poter scegliere la meta preferita.

Ed il Grand Hotel Italia appare una destinazione gradita. Poi dipenderà dai luoghi prescelti: negli anni passati non sono mancati episodi di violente proteste perché l’hotel pluristellato in cui erano stati collocati i migranti era in posizione non gradita, lontano da luoghi di divertimento o privo di Wi-Fi gratuito.

Indubbiamente problemi prioritari per chi sostiene di fuggire dalla guerra (e per giovani di 20 anni questo significa essere disertori).

Già, fuggono dalle guerre. Peccato che spesso fuggano da guerre che non esistono più da tempo, ma l’esercito di esperti di ingegneria, calcio, clima e leggi non lo sa. Mica si può essere esperti di tutto.

A qualcuno interessa che, nelle scorse settimane si sia celebrata la riconciliazione tra Etiopia ed Eritrea? Niente più guerra, ma anzi accordi per uno sviluppo congiunto. Bella sfortuna per le Ong e per gli esperti di accoglienza.

Ma chi blatera di “porti sicuri” può anche fregarsene degli accordi di pace. E può mettere sotto accusa l’Albania, colpevole di un gesto di generosità nei confronti dell’Italia.

I porti albanesi non sono sicuri? È vero che il Paese non fa parte dell’Unione europea. Ma con la sicurezza non c’entra proprio nulla.
D’altronde se Tirana non fosse sicura, persino il ministero degli Esteri ai tempi di Alfano avrebbe messo in guardia i turisti italiani che affollano sempre più le coste sull’altra sponda dell’Adriatico.

Dunque i porti sono sicuri, ma quello che manca è il finanziamento di 35 euro giornalieri alle Ong italiane per ogni migrante. È questo che scatena l’offensiva non solo degli improvvisati esperti legali, ma anche di avvocati veri che guadagnano soldi pagati dai contribuenti italiani per ogni azione legale a favore dei migranti.

Magari hanno pure ragione, ma questa è la dimostrazione che nel far le leggi servirebbe più buon senso e meno onanismo intellettuale.

Ora la battaglia, a spese nostre, sarà sulle preferenze alberghiere delle grandi risorse appena sbarcate. Tutti a Capalbio con la gauche caviar, o a Courmayeur con i tre tromboni.

Photo credits by Maria Infantino


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