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Capita, di rado ma capita, che il bugiardissimo affermi qualcosa di giusto. Magari pensando il contrario, ma in ogni caso con dichiarazioni sacrosante, condivisibili.

E sottolineare che le proposte al governo, da parte di un partito di maggioranza, non rappresentano un ricatto o una minaccia ma un contributo al dibattito politico è assolutamente corretto. Certo, non ci fosse stato il precedente di “Enrico stai sereno” avrebbe reso il tutto più credibile, ma chi nasce tondo non muore quadrato e chi è abituato alla menzogna politica non conquista facilmente una credibilità generale.

Però è vero che il bugiardissimo non può fare a meno di questa maggioranza. Magari con un governo differerente, in cui Italia Viva (cioè lui) possa contare di più. Non solo a livello di presenza ministeriale – i suoi attuali esponenti sono decisamente modesti – ma anche e soprattutto nella impostazione del programma.

Così, dopo aver giocato di sponda con i 5 Stelle per arrivare alla formazione di una maggioranza che porti all’elezione del presidente della repubblica, il bugiardissimo sta cercando di imporre una linea che metta in secondo piano sia Di Maio sia Zingaretti. Il tutto con pochi parlamentari confluiti in Italia Viva e con sondaggi non proprio entusiasmanti.

Per quanto riguarda i parlamentari, il bugiardissimo punta a trascinare un po’ di deputati e senatori di Forza Botulino, rafforzando in tal modo la maggioranza rossogialla. Quanto ai programmi, la pochezza degli alleati è tale da lasciare praterie a disposizione di Renzi e banda. Tra l’altro se l’alleanza tra 5 Stelle e Pd dovesse andare incontro ad una sconfitta nell’ex roccaforte rossa dell’Umbria, la posizione di Renzi ne uscirebbe rafforzata, con la dimostrazione che la coalizione rossogialla ha senso esclusivamente per mantenere le poltrone e per evitare il governo a guida leghista. Ma non deve essere strutturale e neppure estesa a livello regionale.

Non a caso il Pd ed i 5 Stelle hanno già iniziato a mettere le mani avanti, spiegando che l’Umbria è piccola e non conta nulla. Ma è evidente la profonda difficoltà in cui si trovano i due partiti. Il programma economico è men che modesto, nonostante il servilismo dei media che cercano, disperatamente ed inutilmente, di abbellirlo. Non è una manovra espansiva, non rafforza l’apparato produttivo, non fa crescere l’istruzione scolastica, non migliora la competitività, non punta sulla cultura come volano per lo sviluppo. Una manovra modesta, perfettamente in linea con il livello dei componenti del governo.

Lo sanno Di Maio, Zingaretti e Giuseppi, proprio per questo giustamente preoccupati per le iniziative di Renzi. Bugiardissimo ma estremamente cinico ed in grado di smascherare la pochezza degli alleati.


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