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Che bella idea per far quadrare i conti del governo rosso giallo: far aspettare i pensionati altri tre mesi (oltre a quelli già previsti) prima di erogare l’assegno previdenziale. Dunque 6 mesi per i privati e 9 mesi per i dipendenti pubblici.

Che, ovviamente, hanno guadagnato così tanto da aver messo da parte cospicui gruzzoli in grado di permettere la sopravvivenza per mesi e mesi senza alcun introito.

Il governo di Giuseppi ha d’altronde già chiarito di essere impegnato nella lotta finale non contro gli evasori ma contro il ceto medio. E per ceto medio non si intende la vecchia borghesia benestante bensì quella moderna classe schiacciata verso il basso, con retribuzioni da fame e con una serie infinita di balzelli da pagare. E visto che per Giuseppi e Zingaretti i balzelli non sono mai abbastanza, si è deciso di aumentare la spesa sanitaria a carico di questa classe da schiacciare e da eliminare.

Perché il futuro, per i rossogialli, deve essere solo per i super ricchi e per i nullafacenti da mantenere. Così parte la guerra al contante, non per ridurre l’evasione fiscale ma per regalare alle banche le commissioni su ogni transazione, su ogni passaggio di denaro. E, dall’altra parte, sostegno a chi non fa nulla o che guadagna ma lavorando totalmente in nero. Reddito di cittadinanza, sanità gratuita, accesso privilegiato agli asili nido, alle case popolari.

Chi si impegna per studiare e per lavorare deve, dunque, pagare per tutti, per mantenere fannulloni e banchieri. E deve guadagnare poco per far arricchire i predatori incapaci.

Ovvio che la fuga di cervelli non si arresti. Giovani che espatriano alla ricerca di contratti di lavoro dignitosi, di retribuzioni che premino il merito, di tasse che non impediscano di vivere. Ma a Zingaretti, a Boldrine, a Cirinnà va bene così. Perché i tanti paesi che si spopolano, soprattutto al Sud ma anche sulle Alpi, potranno essere occupati dagli invasori. Per intensificare la sostituzione etnica. Assolutamente sacrosanta, dal momento che l’alleanza rossogialla può contare sul sostegno di metà degli italiani.


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