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È una vergogna tutta italiana, con una gioventù debosciata, fannullona. Lo spiega Bachisio Ledda, imprenditore nato in Sardegna e poi trasferito in Abruzzo dove ha aperto la sua attività.

Ma diventa difficile fare impresa con i ragazzi di oggi. Perché?

Perché prima di accettare il lavoro così generosamente offerto da Ledda vorrebbero persino sapere quale attività dovrebbero svolgere. Assurdo!

Ma non basta. Hanno addirittura il coraggio di chiedere quale sarebbe lo stipendio! Non si accontentano di avere un lavoro, vogliono essere pagati per farlo. Dove andremo a finire, signora mia?

Le dichiarazioni dell’imprenditore sono riportate da Ad maiora media, un giornale sardo online di estrema correttezza, che rilancia anche i risultati di un sondaggio condotto tra i giovani e mirato a valutare la loro disponibilità al lavoro, comprese le attività nei giorni festivi ed a Natale.

Essendo un giornale serio, Ad maiora evita i commenti ma riporta i dati e le dichiarazioni di Ledda.

Anche i dati sono in linea con l’impostazione del donatore di lavoro. Ed emerge un quadro assolutamente normale per chi lavora, ma evidentemente inaccettabile per chi ritiene di compiere un gesto di carità assumendo un ragazzo.

Innanzitutto non è vero che i giovani rifiutano il lavoro natalizio. Ovviamente in buona parte non sono contenti ma lo accetterebbero ugualmente. Altri lo farebbero in cambio di una adeguata retribuzione, e non si vede cosa ci sia di sbagliato. Solo una minoranza lo rifiuta a priori.

Lo stesso vale per le altre voci del sondaggio. È evidente che se hai studiato all’Università per tre o cinque anni ti aspetti di trovare un’occupazione in linea con ciò che hai imparato con i tuoi sacrifici e con quelli della famiglia che ti ha pagato gli studi. Sbagliato anche questo?

E allora perché i tanti prenditori italiani si lamentano per lo scarso numero di laureati? Per poter assumere un ingegnere come fattorino per poi inserirlo tra i laureati occupati dall’azienda e far bella figura nelle statistiche?

Così i prenditori si indignano se i laureati preferirebbero evitare di lavorare come fattorini in bici, come lavapiatti, come parcheggiatori. Attività sottopagate, prive di possibilità di crescita professionale e personale.

Ma ai donatori di lavoro non interessa. Loro donano lavoro, non denaro.


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