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Ma quanto si preoccupa il mondo intero per le scelte politiche italiane. Non bastavano le agenzie di rating, oppure gli euro burocrati dopo aver alzato il gomito.

Macché, con il sostegno indecente della disinformazione italiana, ormai ogni cialtrone in qualsiasi parte del mondo si sente in dovere di fornire la ricetta giusta per il nostro Paese.

Una ricetta che poi è molto facile: impoveritevi ulteriormente ed utilizzate ogni risparmio per favorire l’immigrazione in Italia di tutti i disperati senza arte né parte, dei delinquenti di ogni risma.

Mentre i migranti con titoli di studio adeguati, con professionalità e competenze potranno essere accolti in Europa e nel mondo insieme ai migliori laureati italiani in fuga dal Paese sempre più povero.

È disgustoso vedere il compiacimento dei quotidiani italiani quando possono riportare le critiche all’Italia da parte di un Macron qualunque, di un Moscovici o di un inutile ministro lussemburghese. Quando, riportando gli ordini della finanza internazionale, possono spiegare ai pensionati che devono avere un assegno ridotto e che devono spendere meno e crepare prima. Quando, genuflessi, intervistano prenditori che non investono un centesimo ma che si lamentano per i mancati investimenti del governo.

Eppure per un rilancio dell’Italia una informazione corretta, di buon livello, sarebbe indispensabile. Invece nulla. Solo squallida faziosità, solo tifo di infima qualità, con titoli falsi come Giuda.

Macron mette all’angolo l’Italia”, solo perché il toy boy transalpino ha espresso un parere diverso da quello del nostro governo, senza la benché minima conseguenza. “Ennesima bufala contro la Boldrini” quando, invece, la notizia è vera, controllata, con tanto di nome e cognome dell’imprenditore che si è visto cambiare di posto in aereo per farlo occupare dall’ex presidente della Camera (e non ha importanza se per servilismo degli operatori e non su richiesta della signora: la notizia resta una notizia vera e verificata).

Di fronte a comportamenti di questo tipo diventa difficile giustificare la sopravvivenza di un Ordine dei giornalisti che evita accuratamente di intervenire contro le scorrettezze compiute in nome del politicamente corretto.

D’altronde è lo stesso Ordine dei giornalisti che non era intervenuto contro colleghi che negavano l’esistenza delle Brigate rosse e che sostenevano che le vittime del terrorismo non fossero tali ma solo vittime di faide interne alla destra estrema. Ora nessuno interviene contro chi si pone al servizio dei nemici degli italiani, dei terroristi finanziari. Ma poi si va a protestare contro chi vuole abrogare l’Ordine in nome di una libertà di informazione che si è ridotta alla propaganda spudorata del pensiero unico obbligatorio.


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