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L’Unione europea scopre all’improvviso che i conti italiani sono pessimi, che la ripresa è insufficiente e che è inferiore alla media continentale

Insomma, che lo sviluppo era un bluff. Ovviamente a Bruxelles lo sapevano da tempo ma per sacrosanto rispetto istituzionale hanno aspettato che si concludesse la campagna elettorale. Giusto e doveroso.

Meno giusto e assolutamente non doveroso che abbiano taciuto anche i media italiani

Perché la ripresa troppo lenta ed insufficiente, inferiore alle medie non solo europee ma anche mondiali, era perfettamente nota in tutte le redazioni. Che, però, tacevano. O, nella migliore delle ipotesi, relegavano le notizie in qualche colonnino interno.

Meglio occuparsi della Champions, meglio raccontare qualche caso umano, meglio esaltare qualsiasi fiato di Saviano e Fazio.

Armi di distrazione di massa

I risultati elettorali dimostrano che la disinformazione ha fallito i propri obiettivi.

Ma, prima ancora, erano stati i dati sulle vendite in edicola dei quotidiani a dimostrare il fallimento di queste operazioni di censura preventiva. Crolla il numero dei lettori dei quotidiani di carta, ma non cresce neppure la lettura online degli stessi quotidiani. Mentre aumenta il successo dei giornali online “indipendenti” che, evidentemente, sono sempre più apprezzati per la capacità e la volontà di raccontare la realtà così com’è e non come la descrivono i media di servizio.

Per chi ha scelto la strada della libertà di pensiero, è un’ottima notizia.

Così come i modesti risultati ottenuti dai programmi di teorica informazione televisiva, dove gli ospiti sono sempre gli stessi, dove gli atteggiamenti servili o aggressivi sono riservati immancabilmente ad amici e avversari. Avversari? Un conduttore di un programma di informazione non dovrebbe avere amici ed avversari, ma solo ospiti da intervistare con il medesimo atteggiamento, al servizio del pubblico e non della propria parte politica. Domande di comodo, accompagnate da sorrisi e ammiccamenti, quando l’ospite è un potente da coccolare o un leader politicamente vicino. Polemiche continue e impossibilità di rispondere quando l’ospite è scomodo. Gli ascolti ne risentono, ma ai conduttori strapagati questo non interessa. E può andar bene sulle tv private, che rispondono a editori con interessi ben precisi. D’altronde si può sempre cambiare canale.

Ma non va bene se si tratta del servizio pubblico, della Rai

Perché è vero che si può cambiare canale, però il canone deve essere pagato ugualmente. E non è proprio corretto far pagare un canone per un servizio quando poi si invitano i sudditi a scegliere programmi alternativi o a spegnere la tv.


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