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Il povero Luigi Di Maio è scivolato in una polemica inutile contro i giornali della galassia De Benedetti-Elkann. È in questi frangenti che si comprende come la scuola moderna non serva più a nulla ed a nessuno.

Non per i congiuntivi sbagliati (nella Rai renziana ed al Tg5 altrettanto renziano non conoscono la differenza tra tu e te, ma è vietato farlo notare per evitare accuse di populismo, sovranismo e fake news), ma perché il povero Gigino non ha potuto imparare una lezione degli antichi romani: ponti d’oro al nemico che fugge.

Qui, in realtà, sono i lettori a fuggire dalla disinformazione propinata in nome del pensiero unico obbligatorio, così come stanno fuggendo dalla maggior parte dei quotidiani e dei settimanali al servizio del politicamente corretto.

Ma il risultato non cambia: la crisi dell’editoria di parte si sta trasformando in una rotta senza speranze e, dunque, non val la pena preoccuparsi, indignarsi, minacciare.

Se, in passato, una notizia era vera – anche quando era falsa – perché “l’ha data il telegiornale”, ora l’effetto è opposto: “Lo hanno detto al tg, dunque sarà falso”, anche quando la notizia è vera e controllata.

Ma la diffusione del panico, attraverso la falsificazione delle notizie ripetute, funziona sempre.

Ovviamente l’Ordine dei giornalisti evita accuratamente di interrogarsi su questa totale perdita di fiducia. Colpa delle fake news, si dice. Una novità dei social, indubbiamente, perché prima non si usava l’inglese e quelle propinate dai Tg e dai giornali erano solo menzogne e false notizie. Ma vuoi mettere che effetto fa, detto in inglese?

D’altronde gli ordini di scuderia per i giornalisti – più gregge che scuderia, in realtà – non vanno certo in direzione dell’onestà e della trasparenza. Se a commettere un crimine è uno straniero, la nazionalità si omette nei titoli. Se è uno straniero a compiere qualcosa di buono, si spara la notizia a tutta pagina.

Non si perde più tempo a verificare le notizie, ma si deve stare attenti ad utilizzare i termini e le espressioni corrette politicamente, da assessora a presidenta.

Juncker ha sempre ragione e chi si oppone agli euro cialtroni deve essere deriso; i mutui non hanno nulla a che fare con lo spread ma bisogna far credere che chi ha un mutuo pagherà di più; non si conoscono i termini della manovra economica ma la si critica a prescindere.

Il povero Di Maio, che non è avvezzo a questi giochetti, si innervosisce. Ma dovrà abituarsi, nella massima tranquillità poiché il pieno sostegno della disinformazione italiana al referendum renziano non è servito a nulla, come non è servito l’appoggio al Pd ed al mini partito della Bonino alle elezioni di marzo.


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