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È fortunato Mino Giachino: solo a Torino esiste la tripartizione tra Tote, Madamine e Madame.

Così sabato, a Verona, l’ex sottosegretario nonché organizzatore della manifestazione Sì Tav di Torino non rischierà di farsi rubare la scena da qualche madamina veneta, e l’impatto mediatico di qualche eventuale Siòra sarà sicuramente inferiore.

Perché sabato va in scena la seconda tappa dell’iniziativa di Giachino, con la presentazione del Comitato infrastrutture Veneto-Veneto SiTAv, con sede a Verona.

L’obiettivo è quello di sollecitare il completamento di tutte le opere infrastrutturali, tra cui la Tav ma anche il Mose a Venezia, le opere di difesa idrogeologica e la banda larga.

Tanto per chiarire che il ritardo infrastrutturale italiano è drammatico e non riguarda solo una linea ferroviaria ad alta velocità.

Basti pensare che è dai tempi del primo governo Berlusconi che si parla di digital divide, della necessità di interventi per superare l’isolamento dei paesi delle Alpi e degli Appennini. E, dopo decenni, siamo ancora alle prese con le sacrosante proteste di tutte le persone che vivono sulle Terre Alte e che non sono ancora adeguatamente collegate.

Certo, per le madamine la colpa è dei montanari che dovrebbero ritirarsi in qualche Valle isolata, senza alcun servizio, lasciando il resto della montagna ai turisti che devono poter disporre di ogni comfort, dai trasporti alla banda larga.

Ma vale anche per la mancanza di una rete per la distribuzione del gas in moltissime vallate.

In compenso si sono fatti passi avanti sul trasporto ferroviario. Nel senso che sono state eliminate alcune tratte, considerate non redditizie. Dunque si organizzano manifestazioni a favore dell’alta velocità ferroviaria in nome della riduzione dell’inquinamento ma poi si eliminano i collegamenti su rotaia già esistenti, fregandosene dell’inquinamento. Ma alle madamine va bene così.

Quanto al Mose, è evidente che ormai si deve solo accelerare il processo per renderlo operativo. Ma nel caso in cui non dovesse funzionare, si spera che in galera vadano tutti coloro che lo hanno progettato e sostenuto perché l’investimento è stato colossale. Deve funzionare per forza.

Quanto alla Tav, è evidente che la tratta Torino Lione non ha alcun senso se non si comincia a far viaggiare le merci sulla linea ad alta velocità già esistente, da Torino a Salerno e da Torino in direzione Venezia per la parte già realizzata.

Giachino si è reso conto che, in caso contrario, l’operazione si trasforma in una mega truffa, con lavori che servono solo ad impiegare risorse pubbliche e manodopera. Non molto diverso dallo scavare un buco per poi riempirlo.

Dunque occorre che anche il Veneto sia coinvolto e collegato. Ma nel frattempo sarebbe anche il caso che i prenditori cominciassero a far viaggiare le loro merci sui binari dell’alta velocità, per dimostrare che credono davvero nel progetto. Certo, è più facile convincere i propri organi di informazione a sostenere le madamine in piazza in attesa di una loro candidatura alle prossime elezioni.


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