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È curioso come una intervista del Corriere della Sera al sottosegretario allo sviluppo economico, Michele Geraci, non abbia ottenuto una grande eco benché fosse, semplicemente, fondamentale per il futuro dell’Italia.

Geraci ha infatti annunciato un viaggio in Cina nel corso della prossima settimana. Non solo per trovare un partner per il porto di Trieste, come ha titolato il quotidiano controllato da Urbano Cairo, ma anche e soprattutto per verificare se esistono le possibilità che Pechino intervenga sul debito pubblico italiano quando cesseranno gli acquisti della Bce.

In pratica si tratterebbe della miglior difesa contro i soliti speculatori pronti a scatenarsi sullo spread. Eppure non sembra interessare a nessuno. Così come prevale la disattenzione rispetto ad un altro punto annunciato dal sottosegretario: la disponibilità cinese ad investire non solo sul porto di Trieste ma ad ampio raggio sulle infrastrutture italiane, così disastrate e così indispensabili.

A Geraci, inoltre, piacerebbero di più investimenti ex novo, per nuove iniziative imprenditoriali, piuttosto che iniziative cinesi per rilevare quote di società o intere aziende italiane. Assoluto buon senso e forse proprio per questo non ci sono state reazioni successive.

Il buon senso non interessa ai media italiani e ancor meno ad una classe dirigente che venderebbe non solo l’azienda ma pure la madre pur di far cassa.

E questo rappresenta indubbiamente un limite per chi vuol fare impresa in Italia all’interno di un sistema marcio più che maturo, ma offre anche grandi opportunità a chi se ne frega del sistema incancrenito e punta a fare impresa a prescindere dagli incapaci che lo compongono attualmente. Scarsa concorrenza e di pessima qualità, poca propensione agli investimenti, mancanza di coraggio e di lungimiranza. Questo il quadro che Geraci dovrà illustrare a Pechino.

Dunque ottime chances di avere successo ignorando il sistema Italia e comportandosi in maniera opposta, investendo, premiando la qualità, puntando sulle competenze, promuovendo la professionalità e la competenza.

Forse è proprio per questo che le dichiarazioni di Geraci non sono state diffuse. Imbarazzanti, preoccupanti, spiazzanti. Anche rischiose, perché un eventuale fallimento della missione in Cina offrirebbe ai cialtroni nostrani l’opportunità di attaccare la politica del governo in ambito economico e di rapporti internazionali.


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