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L’Ocse rivede al ribasso le stime di crescita del Pil italiano ed è un tripudio nel mondo della disinformazione.

I media che già avevano esultato di fronte alle stime dei giorni scorsi, con una previsione di crescita limitata allo 0,2% su base annua, ora raggiungono l’orgasmo comunicando che l’Ocse ha pronosticato un calo dello 0,2%.

Come potessero essere assolutamente credibili, secondo i media, le stime precedenti ed assolutamente credibili quella dell’Ocse è difficile da spiegare. Una differenza di quasi mezzo punto percentuale non è irrilevante, ma visto che è difficile da far comprendere, i media evitano di approfondire.

In compenso, in un raro momento di onestà intellettuale, ammettono che la crisi è mondiale, ma in Italia per fortuna è più grave. Il partito dei giornalisti anti italiani può esultare. E sino a quando si limitano ad esultare va ancora bene. Se sei nemico della tua gente è un problema tuo.

Il grave è quando si addentrano nelle ragioni di questa crisi soprattutto italiana, affidandosi a grandi economisti in redazione. Dunque il TgPd5 spiega che il rallentamento globale colpisce anche Francia e Germania che sono i principali mercati di sbocco per le merci italiane. Ma le maggiori preoccupazioni, secondo il tg del sultano di Arcore, sono legate alla frenata della produzione industriale. Che strano!

Se i nostri predatori, per pigrizia mentale e per scarsa preparazione, non sono riusciti ad andare al di là dei mercati europei, a chi dovrebbero essere vendute le merci prodotte? Per anni i grandi economisti della disinformazione ci hanno raccontato che il Made in Italy di qualità era ricercato da tutti i ceti alto borghesi in ogni parte del mondo. Le Ferrari conquistavano gli sceicchi, i grandi vini rossi italiani (Barolo, Barbaresco, Brunello) avevano quote di export superiori all’80%, le scarpe italiane erano indossate dai potenti cinesi e americani, gli yacht realizzati nei nostri cantieri navali erano ricercati da russi ed australiani.

E tutti si illudevano che questa realtà, che riguarda una piccola minoranza di imprese, fosse generalizzata. Tutti esportatori e chissenefrega del mercato interno. Poi i mega yacht continuano a conquistare il mondo e le Ferrari pure, ma gli agricoltori italiani hanno perso miliardi di euro per le assurde sanzioni contro la Russia ed i terzisti italiani hanno perso commesse in Germania e Francia per il rallentamento delle loro economie. Allora si è guardato al mercato interno e si è scoperto (ma che sorpresa!) che con salari da 800 euro al mese diventa difficile pasteggiare con una bottiglia di Gaja. Che con 800 euro al mese non si acquistano scarpe italiane da 150 euro al paio (in saldo), che non si cambia l’auto, che non si compra olio italiano di qualità.

Ma il TgPd5 questi particolari non li racconta. Non spiega che sono le conseguenze inevitabili della flessibilità e del precariato, dell’arrivo di un esercito industriale di riserva che ha fatto crollare diritti e salari. Meglio dar la colpa a Quota 100 e al Reddito di cittadinanza, per poi correre a pietire interventi del governo a favore della categoria dei giornalisti perché gli italiani, disgustati, non comprano più i giornali ed il settore è sempre più in crisi.


Le opinioni dei lettori
  1. DOMENICO C.   On   8 Marzo 2019 at 11:41

    Direttore, la seguo da sempre, dal Sole 24 ore a questa nuova avventura. complimenti. Il Suo punto di vista è sempre illuminante.

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