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Forza botulino ha ormai abituato al teatro dell’assurdo. Meglio non citare Ionesco per evitare che Belusconi cerchi di acquistarlo per il Monza e che Gelmini lo confonda con un personaggio del Re Leone.

Ma l’assurdo resta comunque, quando il califfo di Arcore annuncia la sua candidatura europea per fermare gli incapaci ed incompetenti che, al governo, rovinano l’Italia e mettono a rischio la democrazia e la libertà.

E un attimo dopo è sempre lo stesso Berlusconi a dichiarare che vuole tornare a governare insieme alla Lega che è parte integrante dell’esecutivo giallo verde che rovina il Paese bla bla bla.

D’altronde il teatro dell’assurdo vede come protagonisti anche gli stessi alleati potenziali.

Che si tratti della Sorella della Garbatella, con qualche esponente che minaccia le barricate in parlamento tanto per uscire dall’anonimato, o che si tratti della Lega che continua ad accettare l’alleanza con Forza botulino a livello regionale.

Una alleanza sempre più imbarazzante, considerando i continui attacchi dei parlamentari berlusconiani. E sempre meno accettata dalla base, a differenza di qualche esponente di vertice del movimento di Salvini.

Così si guarda quasi con fastidio a sondaggi troppo favorevoli e che potrebbero convincere qualche leghista duro e puro a liberarsi dell’abbraccio di Forza botulino, puntando solo su una alleanza con la Sorella della Garbatella e con qualche lista civica locale.

I timorosi si giustificano sostenendo che anche nelle Regioni si utilizzerà il modello che funziona con i pentastellati a livello nazionale: un contratto chiaro, pubblico, e provvedimenti che devono essere firmati da tutti gli alleati.

Peccato che le elezioni regionali funzionino in maniera diversa rispetto alle politiche. Chi vince, anche per un solo voto, piglia tutto e governa. Dunque i contratti devono essere stilati prima del voto, non dopo. E prima del voto devono essere indicati gli eventuali assessori.

Invece si procede come se nulla fosse. Si va a votare in Abruzzo con il candidato di Meloni, si vota in Sardegna con il candidato scelto da Lega e Partito sardo d’azione e sostenuto da Fdi e Forza botulino.

Già, nelle prime due regioni il candidato non lo sceglie il boss di Arcore. A lui spettano le indicazioni per Lucania e Piemonte. Forse. Perché la tentazione di liberarsi dell’abbraccio fastidioso di Tajani, Bernini e compari diventa sempre più forte.

Per evitare che nel contratto di governo regionale ricompaiano tutte le zavorre e tutti i nomi che impedirebbero ogni cambiamento.


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