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Berlusconi e Forza botulino non perdono occasione per attaccare il governo, nella sua interezza, per poi insistere sulla necessità di creare un nuovo esecutivo proprio con quella Lega che accusano di ogni nefandezza.

Ovviamente le critiche sono legittime e persino i toni eccessivi sono perfettamente comprensibili se utilizzati da chi, come il Pd, non ha alcuna intenzione di allearsi con il partito di Salvini.

Rientrano nella logica di una opposizione che sa utilizzare le storiche “cinghie di trasmissione” di epoca Pci le manifestazioni spintanee di studenti e professori che si accorgono ora di 20 anni di mancata manutenzione delle scuole; o le proteste dei medici che, all’improvviso, scoprono decenni di tagli alla sanità e se la prendono con gli ultimi arrivati.

Sarà fazioso, ma dimostra capacità di utilizzare la piazza attraverso organizzazioni che non utilizzano il marchio disprezzato del partito.

Ma per Forza botulino è diverso. Le signore che strillano contro la Lega sono pronte ad andare a governare con la Lega. A Roma come nelle Regioni chiamate al voto nei prossimi mesi. E i vari Brunetta, Mulè, Malan che sproloquiano sui giornali e in tv sono in attesa di una chiamata per fare i ministri in un governo guidato dai barbari e dagli incompetenti.

Così, mentre il Pd utilizza sindacati, movimenti e piazze per delegittimare il governo, Forza botulino utilizza i quotidiani berlusconiani e le reti Mediaset. Un attacco continuo, dall’economia alla salute, dall’ordine pubblico alla giustizia, dalla politica estera alla cultura.

A forza di sparare su tutto capita persino che le critiche siano sacrosante. D’altronde una certa inadeguatezza della maggioranza giallo verde emerge non soltanto sotto l’aspetto tecnico ma anche umano.

E se l’emergenza dell’aggressione da parte degli euro cialtroni aiuta a ricompattare il popolo giallo verde, le preoccupazioni aumentano nella prospettiva di governi regionali affidati a persone non all’altezza e con la totale incapacità di occupare i gangli vitali della società civile.

Impossibile guidare una Regione lasciando tutti i veri centri di potere nelle mani degli avversari.
Peccato che la sempre più piccola pattuglia dei forzisti abbia dimostrato in passato una inadeguatezza ancora maggiore. Dunque è improponibile una alleanza sulla base della qualità dei politici. Inoltre diventa sempre più difficile convincere gli elettori leghisti di Lucania, Sardegna, Abruzzo, Piemonte sulla necessità di appoggiare una squadra con all’interno esponenti di quel partito impegnato quotidianamente ad insultarli.

Il Tg5 demolisce ogni attività di Salvini e colleghi ma il padrone del Tg5 vuole accodarsi a Salvini. Tajani attacca la Lega e poi va in piazza a Torino ad indicare il candidato forzista che la Lega dovrebbe appoggiare in Piemonte. Brunetta, Gelmini, Carfagna e Bernini passano da un insulto all’altro ma vorrebbero governare insieme agli insultati.

Una bella prospettiva umana, prima ancora che politica. E se governare è l’arte del possibile, ed i nemici di oggi possono essere gli alleati di domani, esiste però il problema degli elettori.

I leghisti hanno capito dalle dichiarazioni di Forza botulino che i punti cardine del proprio progetto di governo non verrebbero mai sostenuti dalla banda di Tajani, a partire dalla riforma della Fornero con il passaggio a Quota 100. E non passerebbe il decreto sicurezza, non passerebbero gli interventi più significativi. Ma non passerebbero neppure i provvedimenti a livello regionale, bloccati da questi piccoli ras locali come dimostra la fallimentare esperienza in Sicilia grazie al luogotenente berlusconiano.


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