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Quanto sono attendibili le agenzie di rating? Poco o nulla, indubbiamente. Sotto questo aspetto il governo giallo verde ha ragione a non farsi condizionare da chi risponde ad interessi privati che non collimano con quelli del popolo italiano.

Ma le agenzie di rating rispondono ai propri committenti e condizionano comunque il mercato.

Ci fosse Piero Fassino, inviterebbe il governo a farsi una sua agenzia di rating, “e poi vediamo come va a finire”.

Lo si è visto con Grillo prima e con Appendino poi. Senza dimenticare il disastro della Germania ai Mondiali di calcio di Russia.

Ma al di là delle profezie di Fassino, nulla impedirebbe ai nuovi governanti di favorire la nascita di una agenzia italiana, seria, onesta, competente e credibile. Invece in questo caso, ma in tanti altri casi, si preferisce recriminare sulla scorrettezza altrui piuttosto di mettere in campo delle alternative di maggior qualità.

La magistratura è faziosa? Può darsi, ma in tutti questi anni a partire dalla fondazione quanti sono stati i giovani leghisti avviati alla carriera di magistrato? Ed i pentastellati?

La scuola è uno schifo, le università sono dominate dagli esponenti del pensiero unico obbligatorio. È vero? Forse sì, ma quali passi sono stati compiuti per favorire le carriere di insegnanti migliori? Se l’unico esempio di scuola alternativa era quello di madame Bossi, non ci si può lamentare poi troppo.

L’informazione è indecente, sia scritta sia radiofonica e televisiva. Probabilmente è vero, ma si è scelto di chiudere la Padania e non si sono create alternative. I pentastellati puntano sul web, la Lega pure ma si protesta perché le opposizioni controllano giornali e tv. Quelle tv seguite anche dagli elettori dei due partiti al governo.

La cultura è di infimo livello qualitativo e oscenamente di parte. Verissimo, ma proprio per questo non sarebbe particolarmente difficile contrastarla con iniziative di qualità. Invece dalle Regioni e dai Comuni non arrivano segnali forti, di discontinuità. E se arrivassero, sarebbero immediatamente seguiti dalle critiche interne prima ancora di quelle degli oppositori.

Basti pensare alle numerose mostre fotografiche che si moltiplicano in giro per l’Italia. Foto di grandi artisti insieme a scatti di chi artista non è ma è sostenuto da campagne promozionali di parte, la parte politicamente corretta.
Se la mostra fosse di autori al di fuori del circuito del pensiero unico obbligatorio, verrebbe quasi certamente ignorata dall’informazione omologata ma sarebbe snobbata da chi si lamenta per la mancanza di iniziative culturali alternative. Qualcuno si lamenterebbe dell’inquadratura, altri per il soggetto, altri ancora per il colore o per l’uso del bianco e nero.

Eppure tra chi ha rifiutato la cultura politicamente corretta non mancano gli artisti e non mancano neppure gli organizzatori. Mancano i committenti. Ed è una grave lacuna soprattutto in prospettiva.


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