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La fuga da Facebook si aggrava negli Stati Uniti. E considerando la propensione italiana all’imitazione delle mode americane, anche da noi il fenomeno potrebbe essere imminente.

Gli utenti si autosospendono per periodi più o meno lunghi ma, sempre più spesso, si cancellano definitivamente. Approdando su Instagram o su altri social più specifici, mirati, di settore.

Magari la notizia farà piacere a tutti coloro che vengono periodicamente sanzionati dagli uomini di Zuckerberg per aver postato contenuti non politicamente corretti, che non rispettano i dettami del pensiero unico obbligatorio.

In realtà non c’è da entusiasmarsi troppo. Perché è vero che la faziosità di Facebook diventava sempre più fastidiosa, ma la piattaforma era davvero l’unica alternativa a disposizione di chi era sempre stato escluso dal sistema di potere mediatico.

Senza tv, senza quotidiani o settimanali a disposizione, Facebook rappresentava il muro su cui scrivere i messaggi ottenendo che venissero letti da una platea sufficientemente ampia. Era lo strumento che ha consentito a Lega e Movimento 5 Stelle di superare le barriere poste dai padroni della disinformazione ufficiale.

Non sarà facile cambiare. Perché è vero che il declino di Facebook non sarà rapidissimo, ma per creare alternative che funzionino servono tempi medio lunghi. Dunque meglio iniziare a pensarci da subito.

Ma al di là degli aspetti politici, ci sono anche conseguenze sociali. La tendenza, negli Usa, non è quella di rinunciare a Facebook per tornare alla realtà non più virtuale, per scoprire la bellezza di incontri veri, con persone in carne ed ossa, in luoghi bellissimi da godere fisicamente.

Al contrario ci si orienta su piattaforme più selettive, dove il confronto diventa sempre meno pubblico, con un numero di “amici” virtuali sempre più ridotto e con temi di discussione sempre meno vari.

Dalla condivisione virtuale all’isolamento progressivo anche in rete. Perché più si è soli e meno si conta di fronte agli oligarchi economici e politici. Ciascuno chiuso nella sua stanza ad ascoltare e leggere solo ciò che viene fatto filtrare da chi gestisce ogni genere di informazione, di pseudo cultura.

Incapaci di socializzare, di solidarizzare, di protestare, di imparare qualcosa di diverso e che vada oltre il pensiero unico obbligatorio.

Non è un grande passo avanti.


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