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Ultima settimana di una campagna elettorale iniziata con un sicuro vincitore e che termina nell’incertezza

La responsabilità è del centro destra che pareva destinato al trionfo, a causa del disgusto generale per un centro sinistra che aveva mentito troppo per essere preso ancora sul serio.

Un centro destra che, però, non è stato capace di dettare l’agenda politica e si è fatto imporre il tema della discussione dagli avversari. Su tasse, lavoro, politica internazionale, immigrazione la sinistra era in evidente difficoltà. Dunque questi argomenti sono stati eliminati dalla campagna elettorale e sostituiti dai richiami alle armi per eventi che risalgono ad oltre 70 anni orsono.

Nessuna discussione sul futuro, ma solo sul passato

Per le prossime elezioni è previsto il ricorso a scontri tra sabaudi e borbonici per poi dedicarsi alle manifestazioni di piazza antinapoleoniche e, se non basta, ai cortei contro i ghibellini.

Nel frattempo le imprese italiane fuggono all’estero dove già sono fuggiti i giovani italiani in cerca di opportunità di lavoro e di retribuzione adeguata alla professionalità. Paesi diversi, ovviamente. Le aziende vanno dove lo sfruttamento dei lavoratori è persino più facile rispetto all’Italia, i giovani cercano Paesi dove il merito sia riconosciuto e premiato.

In realtà, di fronte a questa campagna elettorale, sorge il dubbio che nessuno voglia davvero vincere

Il movimento 5 stelle candida il perdente di successo Di Maio invece di un potenziale vincitore come Di Battista. Scelta perlomeno curiosa. Il Pd si accontenterebbe di un buon risultato per poi andare a trattare con Berlusconi da posizioni se non di forza almeno di non eccessiva debolezza. E l’eterno Silvio schiera la sua ammiraglia informativa, il Tg5, contro i suoi alleati e a favore dei temi imposti dagli avversari. Curiosa anche questa scelta.
Quanto alle destre, dimostrano ancora una volta di ignorare qualsiasi forma di comunicazione moderna. Non hanno la forza né la capacità di restare sui temi che li avrebbero viste vincenti e accettano la bagarre imposta dagli avversari. Nel calcio quando una squadra è palesemente più debole sul piano tecnico, cerca lo scontro fisico in campo. Ma chi è più bravo dovrebbe riuscire ad evitare il piano della battaglia, perché ha tutto da perdere.

Così non è stato. Lavoro, futuro, sicurezza, rapporti internazionali sono usciti dal dibattito. Meglio parlare dell’elefante, suggeriva Leo Longanesi. O degli scontri tra romani e cartaginesi.


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