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L’offensiva d’autunno contro l’Italia è iniziata in anticipo. Qualcuno accusa il governo giallo verde di aver usato toni eccessivi contro gli euro cialtroni sostenendo che con il “muro contro muro” non si ottengono grandi risultati.

Forse è vero, ma con la politica del cappello in mano degli ultimi anni non si è ottenuto proprio nulla se non il raddoppio della povertà in Italia.

Il vero problema non sono i toni, strameritati da quella accozzaglia di burocrati inutili ed incapaci che manteniamo a Bruxelles, ma la mancanza di strategie credibili per un rilancio del Paese.

E sarà vero che il crollo italiano è responsabilità dei governi precedenti e di una classe dirigente imprenditoriale di basso livello, ma chi ha scelto di governare con il mandato popolare dovrebbe offrire qualcosa di più rispetto al decreto dignità o al respingimento di chi non ha diritto di stare in Italia. Provvedimenti importanti, sia chiaro, che però non fanno ripartire l’Italia.

L’ottimo Marco Cimmino, in un articolo di oggi su Electomag, sottolinea l’importanza di mettere in campo strategie di lungo periodo che possano cambiare l’Italia radicalmente e strutturalmente.

Tutti ricordano il famigerato titolo sulla prima pagina del Sole 24 Ore, “Fate presto”, per sostenere l’indegno arrivo di Monti al governo. Una fretta che ha fatto malissimo all’Italia e pure al quotidiano di Confindustria.

Ma tra avere fretta e cincischiare c’è una certa differenza. E anche se le strategie di lungo periodo richiedono tempo, non sarebbe male avere almeno qualche indicazione di massima.

Il reddito di cittadinanza sarà preceduto da una doverosa riforma delle agenzie per l’impiego che si sono rivelate un fallimento. Giusto.

Ma a quali impieghi stiamo pensando?

Con associazioni industriali che rappresentano chi non investe e non assume perché, che strano, la gente che guadagna poco o nulla non aumenta i consumi; con aziende che rinunciano agli agenti di commercio perché ormai tutto si vende online e poi, che strano, si accorgono di non essere Amazon e non vendono più nulla; con produttori agricoli di nicchia che vogliono vendere solo a ricchi stranieri perché i prezzi sono eccessivi per gli italiani e poi scoprono, che strano, che per conquistare i mercati internazionali bisognerebbe investire in conoscenza e trasferte; con un settore culturale che ha un terzo degli addetti in meno rispetto alla Francia, in compenso li paga molto meno, e poi scopre, che strano, che il peso italiano sul soft power culturale si riduce sempre di più.

Ma la classe dirigente italiana non fa nulla e poi si stupisce se tutto non funziona. Incolpando la politica di non impegnarsi. L’incapacità delle oligarchie non può più rappresentare un alibi per non far nulla. Lega e Movimento 5 Stelle sono stati votati per contrastare queste oligarchie. Ma attraverso una politica precisa, dei provvedimenti concreti.

Non basta lamentarsi di avere tutta l’informazione contro, se poi non si fa nulla per avere una controinformazione. È ora di mettere in campo i provvedimenti, le idee. Per non essere schiacciati dalla battaglia di autunno.


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