fbpx
Usarci


Luigi Di Maio ha scelto il decisionismo salviniano. Anzi, si è spinto anche oltre, mettendo in forse la sopravvivenza stessa del governo: “Sulla lotta alla povertà si gioca il futuro del governo”.

Non sarà una lotta semplice perché l’Istat ha nuovamente smentito le menzogne consolatorie della banda a Gentiloni: in Itala sono oltre 5 milioni le persone che vivono in povertà assoluta, un record da quando sono iniziate le rilevazioni nel 2005.

Non male come segnale di ripresa millantato a più riprese da Padoan, Rosato, Calenda. Ora Di Maio assicura che su questo fronte il governo interverrà perché se la battaglia dovesse essere persa, il governo non avrebbe ragioni per restare in carica. Una soluzione potrebbe essere rappresentata dal reddito di cittadinanza, ma si tratta di un banale intervento di assistenzialismo sino a quando non verranno completamente riformati i centri per l’impiego. Più che riformarli andrebbero eliminati completamente, vista la totale inutilità, e sostituiti con qualcosa che funzioni davvero, che non serva solo per dare un posto di lavoro a chi è stato assunto per far perdere tempo ai disoccupati.

Ma per rilanciare l’occupazione servono risorse e non i tagli che vorrebbero imporre gli euro burocrati ottusi. L’Italia deve investire per crescere, invece di sprecare miliardi di euro per mantenere i nullafacenti delle Ong. Servono lavori veri, in ogni settore, dall’industria all’agricoltura, dal commercio alla cultura.

Per questo è indispensabile imporre a Bruxelles una maggiore flessibilità sui conti italiani. Per questo è indispensabile che i fondi elargiti dall’Europa per l’accoglienza di chi non ha diritto di restare in Italia vengano spostati su altri interventi che permettano di combattere la povertà e la disoccupazione degli italiani.

Quando il Papa parla di poveri da aiutare, l’informazione di servizio fa subito riferimento ai migranti, con foto strappalacrime. Sarebbe il caso di prendere in considerazione i 5 milioni di italiani costretti a vivere in povertà assoluta da interventi di sostegno previsti solo per gli stranieri.

Una sfida difficile, quella di Luigi Di Maio. Soprattutto perché, se dovesse perderla, non potrebbe fare come Renzi che aveva promesso di lasciare la politica in caso di sconfitta al referendum e, invece, è ancora impegnato nella demolizione del Pd.


Le opinioni dei lettori

Rispondi

La tua email non sarà pubblicata. * Campi obbligatori



The Gentlemen's family

ElecTO Radio

Current track
TITLE
ARTIST