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Tutti a discutere se sia peggio il padre di Di Maio o quelli di Renzi e Boschi.

Strano che tutti si siano dimenticati di Roberto Colaninno, padre di quel Matteo che, come un fastidioso grillo parlante, compare quotidianamente in tv per bacchettare il governo giallo verde sulle misure economiche.

Eh già, il buon Colaninno junior è un esperto di disastri economici, di danneggiamenti dell’economia nazionale.

Peccato che il giornalismo di servizio si sia dimenticato del ruolo di Colaninno senior nella cancellazione dell’Olivetti, nella vendita all’estero di Omnitel e Infostrada.

Quanto è costato ai piccoli azionisti, ai risparmiatori italiani, la strategia di indebitamento colossale attuata dal padre del politico del Pd? Operazioni che avevano spinto i dipendenti a soprannominarlo Colapicco.

Indubbiamente una buona scuola per imparare cosa non si deve fare, anche se dal censore delle politiche governative non si è mai ascoltata un’analisi severa sulla vicenda Olivetti.

Mentre nessuno si stupisce del silenzio dei media di servizio, così pronti nel tirare in ballo il lavoro in nero di un paio di dipendenti del padre di Gigino Di Maio ma così prudenti nel rivangare la storia della distruzione di Olivetti a partire dai De Benedetti per arrivare a Colaninno e soci.

Però, in fondo, può essere divertente assistere alla sfilata di dichiaratori televisivi in servizio permanente effettivo.

È vero che l’opposizione deve fare il suo gioco, ma ritrovarsi con una parlamentare del Pd che accusa il governo di divisioni interne e di confusione mentale proprio mentre il Pd è allo sbando tra il ritiro di Minniti ed il rischio di scissione renziana, è decisamente divertente.

Così come è divertente assistere alle sparate antileghiste degli esponenti di Forza botulino che, a telecamere spente, corrono da Salvini implorando alleanze e poltrone per le elezioni regionali.

Non che sul fronte governativo si rida di meno. La stangata sull’acquisto di auto nuove a benzina e diesel? C’è perché è prevista dal contratto, non c’è perché il contratto prevede incentivi per le vetture elettriche ma non la stangata sulle altre, forse c’è ma si può cambiare.

E le tessere per il reddito di cittadinanza? In stampa, o forse no. Almeno di rimpatri forzati non si parla più, così non si fa confusione.

Se poi si aggiungono le menzogne dell’informazione, il caos diventa totale.

Forse il record di pessima figura giornalistica lo ha toccato, in questi giorni, uno dei massimi quotidiani nazionali che, in merito all’arrivo improvviso (in quanto ignorato dai media) del generale Haftar in Italia, ha titolato che era un mistero la ragione del viaggio. Probabilmente voleva visitare i mercatini di Natale o è arrivato per vedere la partita tra Inter e Juventus. Ma il quotidiano non ha osato fare ipotesi.

Il teatrino è servito, tra marionette e burattini.


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