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Usarci


Devi sapere ancor sorridere
Quando il bel tempo se ne va
E resta solo la tristezza
E giorni d’infelicità.
Devi sapere
Che in quest’angoscia
La dignità devi salvar
Malgrado il male che tu senti
Devi partir senza tornar…

Devi sapere lasciar la tavola
Quando all’amor non servi più
Alzarti con indifferenza
Mentre in silenzio soffri tu.
Devi sapere celar le pene
E mascherare il tuo dolor;
Tenere l’odio in te nascosto
E aver l’inferno in fondo al cuor.
Devi sapere restar di ghiaccio
Pur se il tuo cuor brucia di rancor…

Silvio Berlusconi conosce benissimo questa vecchia canzone di Charles Aznavour, “Il faut savoir”, in italiano nota come “Devi sapere”. Uno splendido consiglio, una indicazione di vita, di uno stile.

Nei giorni scorsi ElecToMag ha intervistato Marco Boglione, creatore di BasicNet (Robe di Kappa, K-way, Superga, solo per citare alcuni dei suoi marchi) che, alla soglia dei 62 anni ha deciso di fare un passo indietro come top manager e di dedicarsi al ruolo di azionista.
Appunto, un passo indietro, o di lato. Quello che servirebbe in ogni settore. Nella politica, per evitare figure patetiche che trasformano un uomo che – nel bene o nel male – ha conquistato un posto nella storia in una macchietta di se stesso. In un anziano rompicoglioni utile solo ad impedire agli altri di lavorare. Vendicativo, incarognito, una pessima immagine per chi proclamava di rappresentare il partito dell’amore (in ritardo su Cicciolina, ma all’amor non si comanda).

Ma servirebbe anche in quella che viene definita società civile. Sono patetici gli interventi, noiosissimi, di Scalfari su La Repubblica e ancor più patetica la cacciata di Odifreddi, reo di aver detto che il re è nudo. Sono patetiche, e dannosissime, le permanenze ai vertici aziendali di padroni-mummie che rappresentano solo un freno allo sviluppo delle loro imprese e dell’economia del Paese.
Sono patetici gli opinionisti ospiti di ogni trasmissione pur di non essere dimenticati, con analisi che nulla hanno a che fare con una realtà esterna che neppure più conoscono perché vivono segregati con le loro badanti. Sono patetiche le sceneggiate dei calciatori che non vogliono rassegnarsi all’incalzare del tempo e chiedono non solo rinnovi contrattuali (meglio per loro, ovviamente), ma anche un posto da titolare danneggiando la squadra con prestazioni di basso livello. Titolari per meriti del passato anche se si gioca nel presente.

È un mondo che non si rassegna ad uscire di scena. Cantanti degli anni 60 che interpretano brani su amori adolescenziali, attori senza più pubblico che si trasformano in testimonial per prodotti improbabili, filosofi che non sanno più cosa dire.

Certo, è il cinquantenario del 68 ma proprio per questo, al di là dei giudizi sugli avvenimenti di allora, sarebbe ora che i protagonisti di quella stagione si ritirassero davanti al caminetto per raccontare ai nipoti le favole su quel maggio glorioso.

Inutile illudersi, però. Lo cantava proprio Aznavour terminando il suo brano.
Devi saper… però…
Io non lo so!


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