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Chi siete? Cosa fate? Da dove venite? Cosa portate? Un fiorino. Era una delle scene più famose del film “Non ci resta che piangere”, con Troisi e Benigni. Ambientato a fine Quattrocento. Ma, sostituendo il fiorino con parecchi euro potrebbe tranquillamente essere adattato alla situazione odierna.

Merito del lombrosiano Boccia, ma non solo. Perché governatori, sindaci e pure associazioni varie si stanno impegnando per creare barriere ovunque, superabili solo previo congruo pagamento. In cambio di nulla, ovviamente, perché del Rinascimento sono ricomparse solo le divisioni.

L’ultima genialata arriva dall’Uncem, ossia l’associazione delle comunità montane, controllata dal Pd anche per la totale incapacità del centrodestra. In Piemonte l’Uncem ha infatti proposto di far pagare un ticket ai turisti che abbiano l’ardire di trascorrere un po’ di tempo in montagna. Magari con un appalto affidato agli amici per realizzare un casello dove incassare il pedaggio. Per ora tutti hanno bocciato la strampalata proposta. Qualcuno, in vena di momentanea onestà, ha ammesso che ai turisti sono già applicati rincari su panini e bevande, dunque meglio non esagerare con i balzelli, se si vuole ancora il turismo.

Ma non va meglio nelle grandi città dove i sindaci vogliono far pagare chiunque pretenda di entrare nelle aree centrali. In auto, ma anche a piedi se si tratta di Venezia. I centri città come castelli inespugnabili riservati al sindaco ed alla sua corte. Poco importa se vuoi entrare in centro per turismo, per lavoro, per incontrare amici o parenti: un fiorino.

Per la Sardegna oltre al fiorino devi prevedere anche il passaporto sanitario. Ed anche per approdare in Sicilia. Ma non se sei clandestino. Chissà se ai cittadini di altre regioni verrà chiesto un passaporto antimafia. E i fiorini in più si pagheranno sulle spiagge: meno ombrelloni, prezzi più elevati. Però le opposizioni si infuriano contro il governo e contro il mondo perché non si favorisce l’arrivo di turisti stranieri. Perlomeno dei masochisti, perché venire in questa Italia dei balzelli vuol dire amare la sofferenza. Ma le Regioni che rifiutano i turisti dovrebbero avere la decenza di non chiedere sovvenzioni statali per gli operatori turistici rovinati.

In Valle d’Aosta, invece, ha ripreso vigore la richiesta di indipendenza. Nella convinzione che sia una richiesta giusta e che, di conseguenza, debba essere riconosciuta. Non basta l’esperienza catalana per far capire che aver ragione o torto è del tutto ininfluente se non hai la forza per imporre ciò che chiedi. E la Catalogna ha infinitamente più forza della Vallée. Servirebbero alleati oltre i confini regionali, e non ci sono perché si guarda a chi è al di là di Pont St. Martin con assoluto disprezzo. Ci si dimentica che le proprietà immobiliari dei non residenti sono estremamente numerose e che gli atteggiamenti di questi ultimi mesi non permettono di fidarsi su ciò che potrebbe accadere dopo una improbabile indipendenza. E su una trattativa con l’Italia avrebbero più peso i sacrosanti diritti dei proprietari di seconde case che non i richiami ai valori culturali di chi quelle case le ha vendute confondendo la cultura con il conto in banca. I fiorini incassati sono stati tanti, i potenziali alleati persi anche di più.


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